Gli appartamenti presi di mira sono soprattutto nel cuore della Capitale. Furti che, però, hanno un unico obiettivo: portare via «orologi da collezione», alcuni dei quali anche del costo di 150mila euro. Un vero e proprio business illecito che intreccia Roma con altri paesi europei. Perché dietro il furto di orologi di lusso si nasconde un’organizzazione Rom di origine serba, capace di smerciare questi «gioielli» all’estero, rivendo in Italia quelli provenienti soprattutto da Grecia e Austria. Questo sta svelando un’importante inchiesta del sostituto procuratore Nadia Plastina, che presto potrebbe riservare interessanti sorprese. Perché gli accertamenti investigativi hanno fatto luce sull’esistenza di una vera e propria struttura ben organizzata, dedita ai furti in appartamento di ricchi personaggi della Capitale, che si vedono portare via orologi di altissimo valore. Una struttura «verticistica», dunque, con sede nel paese di origine, che impartisce le direttive, gestisce la cassa comune in cui confluisce il denaro e coordina i vari gruppi in Europa. In ogni paese, compresa l’Italia, opera una cellula amministrata da un responsabile. Gli appartenenti a queste compagini territoriali, poi, non agiscono mai individualmente ma in gruppo, ognuno con uno specifico ruolo. Risultano essere particolarmente specializzati nei furti in appartamento, in quanto avrebbero ideato una tecnica che consente di aprire le porte blindate degli edifici con strumenti che non lasciano i segni delle forzature. Inoltre, sono in grado di disattivare qualsiasi tipo di antifurto. Stando a quanto emerso, presenterebbero una «elevata pericolosità per l’indole particolarmente violenta e l’assenza di scrupoli». Identificarli, poi, non è roba da poco. Pur risultando domiciliati nei campi nomadi di Roma sono, in realtà, titolari di appartamenti e ville anche di lusso, ma anche di alloggi del Comune di Roma Capitale. D’altronde le verifiche investigative della Guardia di finanza al comando del generale Ivano Maccani, hanno già ampiamente fatto luce sulla ricchezza accumulata da alcuni soggetti Rom nella Capitale, la cui fonte - secondo le indagini - è di origine illecita. In due anni sono stati scovati conti correnti per complessivi 7 milioni 423mila 714 euro. «I risultati degli accertamenti svolti dall’autorità di polizia giudiziaria - si legge negli atti giudiziari - (…) hanno messo in luce la notevole sproporzione tra i beni nella disponibilità dei preposti e le fonti di reddito lecite, note e dichiarate. In linea generale, fatta eccezione per talune posizioni, le giacenze bancarie e postali non risultano adeguate alla modestia delle attività economiche svolte (raccolta materiali ferrosi, compravendita nei mercatini dell’usato) ai redditi e alle attività documentate dai preposti, sicché da tale sproporzione è dato desumere apprezzabili e sufficienti indizi che i beni siano comunque frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego».
Rom ladri di orologi Caccia alla banda
La procura sulle tracce di bosniaci Case di lusso, furti su commissione
