Roma Capitale

Metro A verso lo sciopero bianco

I conducenti contestano il nuovo orario imposto dal piano industriale: «Ormai gli straordinari sono la routine. In servizio siamo sempre meno»

Riunione "carbonara" dei macchinisti della Metro A ieri mattina. Una vera e propria assemblea convocata tramite Whatsapp e Facebook, alla quale hanno partecipato quasi un centinaio di lavoratori (su 150) ed erano severamente banditi rappresentanti sindacali e "orecchie indiscrete". All’ordine del giorno, la concreta possibilità di uno sciopero bianco, da organizzare di qui a breve, che potrebbe mettere in serio rischio la regolarità della più importante linea di trasporto pubblico cittadina. Per "sciopero bianco", s’intende principalmente la rinuncia agli straordinari, circa 1h30’ di lavoro effettivo per ciascun conducente, tempo divenuto ormai strutturale nei turni attuali a causa del progressivo ridursi del personale di guida. I conducenti della metro rossa, infatti, sono fra i più indispettiti dalle modifiche all’orario di lavoro che l’Atac e il Comune di Roma vorrebbero apportare con l’approvazione del nuovo piano industriale. Le attuali 730 ore annuali di media, secondo le intenzioni, dovrebbero diventare 900, inglobando di fatto lo straordinario nel turno obbligatorio. A fronte di tale aumento della produzione, Atac ha promesso un adeguamento salariale, condizionato però al tasso di presenze: superato un certo numero di assenze, l’aumento è vanificato. «Anche se le firme non ci sono ancora, i sindacati hanno di fatto approvato un piano industriale secondo logiche che non rappresentano i lavoratori – ci racconta uno dei macchinisti presenti, che preferisce restare anonimo – E anche le sigle autonome, per quanto ci stiano vicine, dimostrano una volontà al dialogo eccessiva per i nostri gusti. Così abbiamo deciso di organizzarci autonomamente». L’azienda ripete continuamente la necessità che autisti e macchinisti facciano la loro parte nel tentativo di salvataggio dell’azienda. Ma i conducenti della A non la pensano alla stessa maniera: «Non è così che si salva Atac – prosegue un altro macchinista – Stiamo diventando sempre meno, ogni mese vanno in pensione 2 o 3 colleghi. Siamo arrivati a 150. Ci avevano detto che sarebbero arrivate forze fresche dalle procedure di mobilità degli amministrativi, ma qui non si vede ancora nessuno». Presenti all’assemblea anche alcuni macchinisti della ferrovia concessa Termini-Giardinetti. La Regione Lazio, proprietaria della linea, starebbe infatti vagliando l’ipotesi, insieme ad Agenzia per la Mobilità, di limitare il servizio alla stazione di Centocelle, per evitare di fare concorrenza alla nuova Metro C. «Dovranno vedersela con noi», urlano i conducenti in assemblea.

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