Vede ancora un futuro politico davanti a sé, respinge ogni accusa, rivendica il proprio garantismo e quello del Presidente del Consiglio che ha deciso - per il momento - di non scaricarlo. Marco Di Stefano, deputato cinquantenne del Pd, ex assessore al Demanio nella giunta Marrazzo accomodatosi per tempo in orbita renziana, è passato indenne attraverso la bufera scoppiata 20 giorni fa, quando è uscita sui giornali la notizia dell’indagine che lo vede coinvolto con le accuse di corruzione e truffa. Il partito non ha chiesto le sue dimissioni, malgrado l’imbarazzo per la presunta maxi tangente milionaria che lui - animatore del tavolo di discussione intitolato «Pagamenti digitali» alla Leopolda renziana - secondo l’ipotesi al vaglio avrebbe incassato all’epoca in cui era assessore in Regione Lazio dagli amici costruttori. Ieri ha parlato in esclusiva con il telegiornale di La7, edizione delle 20, nell’intervista che pubblichiamo qui sotto. Nel 2008, quando era assessore della giunta Marrazzo, e poi ancora nel 2010, i costruttori Pulcini le avrebbero dato una grossa tangente per far sì che la Regione Lazio prendesse in locazione due palazzi con canoni di affitto elevatissimi. «Mai preso tangenti su quei palazzi né su altro. Quello di Lazio Service è un problema affrontato nel 2005 con la giunta Marrazzo in seguito a una sanzione da 70 milioni di euro di Corte dei conti e Finanza che ci chiedevano di spostare i dipendenti». Il problema non è lo spostamento dei dipendenti ma la tangente che lei avrebbe preso, 1 milione e 900 mila euro… «Io non ho preso nessuna tangente, il mio ruolo si limitò ad andare in assemblea dei soci su delega del presidente Marrazzo per invitare i soci a prendere una nuova sede e a portare via i dipendenti come ci chiedeva la Corte dei conti». Quali sono i suoi rapporti con i costruttori Pulcini, assediati dalle inchieste giudiziarie? «Conoscevo poco Antonio, di più Daniele con cui ho condiviso parte della mia vita privata dopo la separazione». A parlare di tangenti per lei ma anche per altri politici sono la sua ex moglie, e poi il fratello e l’autista di Alfredo Guagnelli, suo intimo, che è scomparso nel nulla 5 anni fa: su questo lei verrà ascoltato presto come persona informata sui fatti. Era un millantatore nullatenente, ha detto lei di Guagnelli, sognava di fare tanti soldi per scappare su un’isola deserta. Voci inquirenti raccontano però di altro denaro, il suo, rintracciato in Svizzera.. «Leggo cose surreali, cose che non corrispondono a verità condite con tanta immaginazione. Non ho mai preso soldi per i palazzi di Lazio Service né per altro, non sono mai stato in vita mia a Ginevra, non ho mai fatto il poliziotto sulle volanti, non ho mai fatto i festini hard, non ho mai fatto speculazioni edilizie come leggo sui giornali». Non ha mai fatto sparire Guagnelli…. «Beh, vorrei vedere!». Ma il fratello di Guagnelli e l'autista hanno visto le buste con i soldi... «Probabilmente le hanno viste ma non erano soldi miei né destinati a me». Al di là del suo futuro giudiziario, quello politico, di futuro, finisce qui? «No, non credo. Ci tengo a ricordare che stiamo parlando di un’indagine aperta, ci sarà una decisione dei magistrati dopodiché siccome sono stato sempre garantista con gli avversari figurarsi se non lo sono con me stesso che conosco perfettamente i fatti». Un mese fa lei gestiva uno dei tavoli della Leopolda. Ora sappiamo che Renzi è rimasto male per quanto è venuto fuori. Ma ufficialmente le ha dato fiducia. «Ha detto più volte di essere un garantista per cui di fronte soltanto a una indagine non si ferma la politica».
Di Stefano: «Non ho mai preso una tangente»
Parla il deputato Pd accusato di corruzione e truffa
