Vandali per caso o per vocazione. I monumenti della Capitale devono fare i conti anche con certe realtà di psicopatologia della vita quotidiana. Indubbiamente le possenti mura in laterizio dell’Anfiteatro Flavio sono una tentazione irresistibile per i turisti vandali. Solo nel 2014 sono stati almeno cinque gli scalpellini «pizzicati» a incidere con mezzi di fortuna i loro nomi. L’ultimo, ieri mattina, è un quarantenne russo bloccato mentre stava scolpendo il nome nell'anello interno del Colosseo, al piano terra, dal lato meridionale (versante Celio). Fortunatamente ha potuto completare solo la K iniziale larga 17 centimetri e alta 25 prima di essere fermato. Identificato dai Carabinieri chiamati dal personale della soprintendenza Archeologica è stato arrestato per danneggiamento aggravato e per la rilevante entità del danno. Oggi sarà processato per direttissima. Per il soprintendente Mariarosaria Barbera «il danno cagionato al monumento, indipendentemente dal supporto moderno, è notevole». In pratica «l’incisione ha asportato una parte della superficie della struttura e ora ne compromette la conservazione e l'immagine». In agosto erano stati due fidanzatini, lui olandese di 25 anni, lei tedesca di 26 anni a prendere di mira un pilastro. Prima di essere fermati il ragazzo armato di monetina era già riuscito a vergare il suo nome «Ivo», la ragazza aveva inciso soltanto «Ha» di Hatice. A maggio un ragazzo brasiliano in gita scolastica è riuscito a incidere una «M» sul muro della terrazza Valadier il belvedere affacciato sulla piazza del Colosseo. Mentre a gennaio lo «sfregiatore» bloccato fu un dodicenne canadese: i genitori erano vicino a lui e non dicevano niente. Andando a ritroso nel tempo l’elenco delle opere oltraggiate sembra non finire più. Vittime predestinate alla furia distruttiva sono le fontane. Nel 2011 a piazza Navona le telecamere immortalarono un vandalo incallito entrare nella Fontana del Moro e con un sasso colpire una statua. Poi ci fu la vernice rossa buttata dentro Fontana di Trevi (non quella del neofuturista Cecchini che era innocua). Nel 2010 la Fontana dei Navigatori in piazza del Porto di Ripetta subì un grave attacco. Nel 2007, invece, un gruppo di ubriachi danneggiarono con un cacciavite la Barcaccia a piazza di Spagna: arrestati. Del 2005 è l’asportazione della prua della Navicella della fontana rinascimentale davanti a Villa Celimontana. La prua frantumata fu ritrovata in un sacco di plastica poco dopo alla Magliana. I vandali non si sono fermati neanche di fronte ai capolavori assoluti. Il decano di questa categoria resta l’ungherese Laszlo Toth che nel lontano 1972 colpì con un martello la Pietà del Michelangelo nella basilica di San Pietro sfregiando il volto e il braccio della Madonna. All’epoca il gruppo scultoreo non aveva alcuna protezione. Una leggerezza pagata a caro prezzo. Nel 1989 a rischiare fu «la Madonna di Foligno» di Raffaello ai Musei Vaticani. Un uomo in sedia a rotelle Thomas Lange gli gettò addosso del liquido infiammabile e poi tentò di dargli fuoco. Provvidenziale l’intervento dei custodi.
Così i turisti lasciano un «segno» nella storia
Ieri un russo ha inciso una K sul muro del Colosseo. Arrestato, sarà processato
