È costata carissima a Gennaro De Tommaso, aka Genny a Carogna, la «marcia su Roma» che il capo ultras del Napoli assieme a un centinaio di pseudo tifosi, tentò di avvicinare i tifosi della Fiorentina nel pomeriggio del 3 maggio scorso, in occasione della finale di coppa Italia: il gip romano ha infatti accolto la richiesta dei pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio decretando il giudizio immediato nei confronti dell’uomo che tenne in ostaggio una delle manifestazioni più importanti del mondo del calcio italiano. De Tommaso è stato quindi rinviato a giudizio anche se il suo legale, l’avvocato Lorenzo Contucci, presenterà domanda di rito abbreviato condizionato all’acquisizione dei file audio raccolti dalle forze dell’ordine (assieme a quelli video) durante quel pomeriggio tragico che segnò l’ennesimo punto di non ritorno per un intero movimento. A distanza di sei mesi dai quei momenti di terrore puro, quindi, il Tribunale ha segnato il primo passo verso la ricostruzione giudiziaria di quanto successe nel cuore di Prati prima e nell’ovale dell’Olimpico poi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti «un gruppo di tifosi - scriveva il gip Rosaria Monaco nell’ordinanza che ha portato ai domiciliari De Tommaso e ha costretto all’obbligo di firma altri quattro personaggi legati al mondo ultras partenopeo - in assetto da guerriglia, pressoché tutti indossanti cappucci calati sul viso e scaldacollo alzati (siamo nel caldo mese di maggio, e l’abbigliamento di copertura specie del viso aveva il solo scopo di sottrarsi ai riconoscimenti), tutti o i più dei quali muniti di bastoni, mazze e aste. Tutti costoro - continuava ancora il gip – parte della tifoseria napoletana e organici alle frange più estremiste degli ultras, marciano in modalità militare, con incedere in allineamento compatto, a spalle ravvicinate e con utilizzo dei tifosi in prima linea di bastoni e aste rigide portate in senso orizzontale, a garanzia del mantenimento dello schieramento serrato volto a intimidire le forze di polizia schierate per evitare i cercati e voluti contatti con la tifoseria fiorentina per dare sfogo evidentemente al peggio». A capo del gruppo c’è ovviamente lo stesso imputato che, secondo i giudici, «si staglia davanti a tutti, con gesticolare eloquente di comando e di autorità riconosciuta dal seguito: rispetto al gruppo egli è con il volto rivolto al resto della tifoseria e procede camminando all’indietro; da ordini ai componenti del gruppo che lo seguono e obbediscono ai suoi comandi». Sulla testa di De Tommaso pende poi l’accusa di invasione di campo che si aggiunge a quella per la maglia indossata dal capo ultras che inneggiava alla libertà per Speziali, l’ultra catanese condannato in via definitiva per la morte di Filippo Raciti, il poliziotto morto prima del derby tra Catania e Palermo.
Genny ’a Carogna finisce alla sbarra
Per la partita di Coppa Napoli-Fiorentina, Gennaro De Tommaso rinviato a giudizio IL PERSONAGGIO L'ultrà che comanda le curve: "Non riconosce nulla, è anarchico"
