Una procedura col «vizetto» quella dell’autotutela in voga da qualche tempo a questa parte in Campidoglio. Dopo la clamorosa gaffe sulle multe del sindaco Marino per il permesso Ztl scaduto per due mesi, è la volta dell’Avvocatura capitolina bocciata sonoramente dal Tar sul concorso per tre posti d’avvocato bandito nel 2011 e svoltosi nel 2013. Al di là dei tempi biblici che da sempre caratterizzano la burocrazia, il punto sul quale il nuovo capo dell’Avvocatura capitolina, Raffaele Murra, ha dato il via libera alla procedura dell’autotutela e dunque all’annullamento del concorso, richiesto dalla direttrice delle Risorse umane, Antonella Caprioli. Il motivo? L’esistenza di una precedente graduatoria e dunque i nuovi avvocati dovevano essere assunti da qui e perché la commissione decise all’epoca di conservare le prove scritte dei 158 candidati in un armadio blindato situato nell’ufficio dell’allora capo dell’Avvocatura, che era anche il presidente della commissione esaminatrice. Le prove scritte, secondo il parere che ha dato vita all’autotutela, andavano custodite dal segretario. Tutto questo mosso da un solo candidato bocciato allo scritto. Parere recepito, concorso annullato. I candidati che avevano superato la prova scritta, ovviamente hanno presentato ricorso e l’altro ieri il Tar si è pronunciato, accogliendo tutti i ricorsi intimando il Comune a portare a termine il concorso. Una bocciatura pesantissima. I giudici amministrativi hanno infatti sostenuto che il concorso precedente del 2005 era diverso sotto vari profili e dunque non si poteva attingere da quella graduatoria; che il presidente della commissione e la commissione tutta hanno fatto bene a custodire gli elaborati negli uffici dell’avvocatura capitolina, scelta logica e ispirata al buon senso; il Comune non poteva annullare il concorso perché non ce n’erano i presupposti, neanche quello del risparmio di spesa, considerato che le spese per il concorso, che volgeva a conclusione, erano state già sostenute. Sulla vicenda la consigliera comunale Sveva Belviso (Altra Destra) ha già chiesto la testa di Murra: «L’amministrazione Marino sta collezionando un imbarazzante numero di sonore bocciature. All’incubo delle multe si aggiunge quello dei concorsi. Il Tar del Lazio ha reso nulla la decisione con cui Roma Capitale ad aprile 2014 aveva annullato, a soli tre giorni dalla prova orale, il concorso per dirigenti avvocati tra la rabbia dei partecipanti alle prese con prove d’esame selettive e complesse - incalza la Belviso - sin dall’inizio avevamo contestato questa decisione sbagliata, oltre che profondamente ingiusta, e adesso finalmente ci troviamo davanti ad una sentenza che da ragione ai concorsisti e torto al duo Marino - Nieri, con l’immancabile autorevole parere del capo dell’Avvocatura Rodolfo Murra. La magistratura finalmente ha ristabilito la verità. È la rivincita dei «creduloni - come li ha etichettati Murra qualche giorno fa - che hanno avuto ragione del loro impegno e merito. Ora chiediamo che questo procedura concorsuale riprenda e si concluda. Vinca il merito e Murra si dimetta». Un’altra chicca insomma sulle complesse procedure adottate negli ultimi tempi a Tempio di Giove. Nell’attesa, ancora, di chiarire la vicenda delle multe e del permesso retroattivo del sindaco Marino, sulla quale il parere dell’Avvocatura stessa ha lasciato più di un dubbio.
Autotutela difettosa in Comune Ha fatto cilecca su multe e avvocati
Le toghe capitoline avevano attivato la procedura per annullare il concorso. Bocciata dal Tar
