Nove ore di attesa per la chemioterapia. È successo ieri, nel reparto di ematologia del Policlinico Umberto I, in via Benevento. Una cinquantina di pazienti oncologici, come al solito arrivati da tutto il centro Italia per sottoporsi alla terapia endovena, sono stati costretti ad un’attesa estenuante terminata solo con l’arrivo dei poliziotti, chiamati dalla gente ormai esasperata. Il problema? Farmaci non recapitati. «È una vergogna - racconta il figlio di un paziente - Accompagno qui mio padre a fare la chemio da mesi ormai e ogni volta c’è un problema di fila, sia per le visite che per le terapie. Oggi però hanno superato ogni limite: siamo venuti alle 7 da Sezze, sono le 17,30 e stiamo ancora aspettando che si degnino di risponderci». Infuriati, stanchi, la chemioterapia da affrontare, i pazienti in attesa hanno paura a far uscire il proprio nome sul giornale: «Io qui ci devo venire, mi salvano la vita - racconta una donna - ma questa cosa va denunciata. È da questa mattina che aspetto che mi chiamino, la chemio dura anche quattro ore: quando potrò uscire? Stanotte?». «Avevo il trattamento alle 9 - spiega un signore –, ancora aspetto e quando finalmente finirò, dovrò rimettermi in viaggio verso Poggio Mirteto. Ovviamente come tanti altri ho sollecitato il medico e sa cosa mi è stato risposto? "Se ancora qualcuno mi dice che sta qui dalle 9, viene catapultato dalla finestra". È il modo questo di trattare persone che hanno un tumore e lottano per non morire?». «Il guaio è che nessuno ci da una spiegazione - racconta un signore venuto da Frosinone per accompagnare la moglie - Sappiamo che il problema principale di questo reparto è la mancanza di personale medico ed infermieristico, ma chi viene a fare terapia oncologica è un paziente fragile, che non può aspettare tanto per esser sottoposto ad un trattamento già di per sé pesante. Ogni volta c’è sovraffollamento: ci dicono a causa di problemi legati alle strumentazioni o alla mancanza di personale che possa lavorare i farmaci». «Io vengo tutte le volte in treno dalla provincia di Rieti - racconta una donna - La distanza è tanta, ma questo è un centro famoso, accreditato, e non ci sono molte strutture che possano definirsi all’altezza. C’è gente che viene perfino dalla Campania o da Reggio Calabria per fare la chemio all’Umberto I». I pazienti, seduti con l’espressione ormai scoraggiata o in giro per il reparto ad aspettare finalmente un segno, pagano le conseguenze di una carenza di personale che dicono essere cronica. Ieri poi, con l’arrivo dei farmaci bloccato, la situazione è ovviamente precipitata fino al tardo pomeriggio quando i medici hanno iniziato a chiamare i primi pazienti. Proprio mentre i poliziotti si affacciavano nel reparto. «Perché abbiamo chiamato la polizia? - spiega una signora - Perché far aspettare nove ore per una chemioterapia, senza neanche darci una valida spiegazione, è un’ingiustizia e qualcuno rischiava di perdere la calma di brutto».
Nove ore d’attesa per la chemio
All’Umberto I i farmaci non arrivano, i pazienti chiamano la polizia
