Roma Capitale

Multe-gate, sindaco barricato in Campidoglio. Gelo nel Pd, centrodestra pronto alla querela

In Assemblea la mozione di sfiducia di Ncd che annuncia un esposto per simulazione di reato

Si dice «serenissimo» il sindaco Ignazio Marino, il giorno dopo la scoperta del clamoroso flop del dossier «manipolato» da fantomatici complottatori per danneggiare il primo cittadino. «Vi sembro di cattivo umore?», risponde a chi gli chiedeva come si sentisse dopo la giornata di ieri sulla questione multe. Eppure il «marziano» venuto a governare la Capitale è rimasto tutto il giorno arroccato in Campidoglio, addirittura ricevendo «in loco» i cittadini esasperati di Tor Sapienza, evitando di farsi vedere nel quartiere da due giorni praticamente sotto guerriglia. In effetti, ed è caso assai curioso l’unico esponente della maggioranza a "scendere" a Tor Sapienza è stato il capogruppo Sel Gianluca Peciola. Un "arroccamento" che si traforma in emblema di un isolamento del centrosinistra dalla realtà di una città che, neanche tanto lentamente, sta andando in frantumi. Lo ha capito bene il vice segretario romano (e renziano) del Pd, Luciano Nobili, l’unico a conti fatti che non omette verità: «Marino doveva pagare le multe prima, e tutto questo non sarebbe successo. Io le multe le pago, a volte pure con la mora - ha detto Nobili a La Zanzara su Radio 24 - avesse pagato le multe si sarebbe evitato il prolungarsi della vicenda. Credo nella buona fede di Marino, ma la storia dell’hackeraggio era basata su elementi errati, la visura è stata fatta male. Qualcuno gli ha fornito documenti fatti male e di questo bisogna rispondere pubblicamente»; infine alla domanda se Marino avesse ancora la fiducia del Pd, Nobili risponde laconico: «Il sindaco è eletto dai romani, ha la lealtà del Pd. Ma la situazione a Roma è seria e preoccupante. Venerdì si riunurà la direzione per valutare la situazione e a fine mese ci sarà un bilancio del partito sui 15 mesi di amministrazione». Laconico come il premier Renzi che ha di fatto scaricato il sindaco della Capitale, declassando la vicenda a «locale», precisando che «se un sindaco sbaglia deve pagare». E nonostante la maggioranza capitolina cerchi di nascondere il poleverone sotto il tappeto, il «panda gate» è destinato a non finire qui. Se la maggioranza conta di allungare i tempi in cambio di un rimpasto di giunta, adducendo che la squadra non vince e dunque si cambia, l’opposizione non molla. Anzi rilancia. «Se entro domani (oggi ndr) il sindaco non chiarirà l’accaduto, scusandosi con gli inquirenti e i cittadini romani - annuncia la coordinatrice laziale Ncd, Roberta Angelilli - provvederemo insieme ai consiglieri Roberto Cantiani e Lavinia Mennuni a sporgere querela contro ignoti per la cosiddetta simulazione di reato». E se oggi lo stesso Cantiani presenterà in Aula la mozione di sfiducia, è il capogruppo della Lista Marchini, Alessandro Onorato a sottolineare la posizione della Civica: «Roma non merita un sindaco che produce falsi dossier informatici per garantirsi l’impunità. Oltretutto la difesa d’ufficio della maggioranza si può leggere solo in un modo: per il Pd contano più le poltrone che la legalità. Non una parola sul finto hackeraggio e sui complotti immaginari. Visto che la maggioranza non ha il coraggio di obbligare Marino ad assumersi le proprie responsabilità, mi auguro che lo faccia la Procura».

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