Roma Capitale

Ruba i soldi dal conto on line dell’Istituto storico per il Medioevo

Valeria Di Corrado Attingeva al conto online intestato all’Istituto storico italiano per il Medioevo come se fosse un bancomat. Andreina A., dirigente amministrativa dell’ente, rischia adesso il...

Attingeva al conto online intestato all’Istituto storico italiano per il Medioevo come se fosse un bancomat. Andreina A., dirigente amministrativa dell’ente, rischia adesso il rinvio a giudizio per peculato e contemporaneamente una condanna da parte della Corte dei conti del Lazio a restituire 47 mila euro. L’Istituto, fondato nel 1883, è il punto di riferimento per gli studiosi che si dedicano all’edizione di testi storici di età medievale dal 500 al 1500. Conta ormai più di 100.000 volumi e 300 testate di riviste italiane e straniere e accoglie anche la Scuola nazionale di studi medievali. Vigilato dal ministero dei Beni e delle attività culturali, l’Istituto ha sede all’interno di palazzo Borromini, a piazza dell’Orologio. È stato il presidente Massimo Miglio a scoprire l’ammanco di cassa e sporgere la denuncia ai carabinieri, che a loro volta, dopo una serie di accertamenti bancari, hanno inviato le carte ai magistrati contabili e penali. Le credenziali di accesso al conto online dell’ente erano esclusivamente in possesso della segretaria del presidente e della dirigente amministrativa. È stata quindi disposta dalla procura di via Baiamonti una verifica contabile nel febbraio 2013, per risalire alle operazioni fatte con il banking online. Dalle indagini sarebbe emerso che Andreina A., dopo aver inserito nel computer la chiavetta informatica e aver digitato il codice pin, aveva compiuto un bonifico elettronico di 23 mila euro dal conto dell’Istituto storico per il Medioevo direttamente sulla sua carta di credito. In un secondo momento ha girato in suo favore altri 24 mila euro in assegni. Sul fronte penale, la procura di Roma ha già chiesto il rinvio a giudizio della donna per peculato, che è stata poi rimossa dell’incarico che ricopriva nell’ente pubblico. La dirigente, responsabile della direzione amministrativa, ha ammesso le sue colpe. Ha infatti spiegato ai magistrati penali e contabili di aver sottratto quelle somme all’insaputa dei suoi collaboratori. La motivazione? Aveva gravi problemi familiari e un urgente bisogno di denaro. Ha inoltre messo a verbale davanti agli inquirenti di aver già restituito 24 mila euro della somma totale che si è intascata indebitamente. La Procura della Corte dei conti, nel corso dell’indagine, ha escluso la responsabilità della segretaria del presidente. Quest’ultima, infatti, al pari dell’imputata, aveva le credenziali di accesso al conto coorente online. Nell’udienza di ieri il pm contabile ha chiesto la condanna di Andreina A. a pagare l’intera somma sottratta dal conto corrente dell’Istituto per il Medioevo, pari appunto a 47 mila euro. A questo punto saranno i giudici della sezione giurisdizionale della Corte dei conti del Lazio a decidere il «quantum», se nella sentenza dovessero decidere di condannarla.

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