Un'intera famiglia residente a nord di Roma (padre, madre e tre figli) sarebbe stata contagiata dalla tubercolosi e adesso la procura della capitale indaga per lesioni colpose, per accertare eventuali responsabilità che - secondo le accuse in corso di verifica - arrivano fino al ministero della Salute.È in mano al pm Attilio Pisani il fascicolo su una vicenda che affonda le radici nel post-terremoto in Abruzzo. È lì che il padre e uno dei figli del nucleo familiare interessato, lavorando in una palazzina danneggiata dal sisma, sarebbero stati contagiati a causa del contatto con un operaio romeno. Il contagio si sarebbe poi esteso al resto della famiglia. Ora, grazie ad una robusta profilassi, tutti stanno meglio. Nella denuncia - presentata dall'avvocato Marco Di Andrea che assiste la famiglia - si chiede di verificare eventuali responsabilità di quei medici e di quegli ospedali che, secondo i firmatari, non avrebbero diagnosticato la malattia infettiva. Viene chiamato in causa anche l'imprenditore alle cui dipendenze padre e figlio hanno lavorato in Abruzzo, in relazione delle condizioni igienico sanitarie sul posto di lavoro e, soprattutto, il ministero della Salute. A quest'ultimo si contesta di non aver adottato nel 2007, anno in cui la Romania (paese dove la tbc, è sottolineato nella denuncia, «è particolarmente diffusa») è entrata in Europa, misure «ritenute indispensabili alla luce del flusso di romeni arrivati da quel momento nel nostro paese». Non è la prima volta che, anche e soprattutto nella capitale, torna ad affacciarsi lo spettro della tbc. Il fenomeno della sua diffusione sarebbe di fatto inarrestabile perché l’ospedale puó fare la diagnosi su un eventuale malato, ma poi non può trattenere coattivamente quest'ultimo esponendo al possibile contagio chi venga successivamente in contatto con lui.
Denunciato Ministero salute
Famiglia infettata da Tbc indaga la procura