Il caso delle multe “sparite” e il complotto denunciato del sindaco finiscono in Procura. Quando prendeva corpo la notizia delle sanzioni “sospese” che il primo cittadino aveva ricevuto per aver circolato all'interno della Ztl col permesso scaduto, Ignazio Marino si è messo di fronte a una telecamera e, serissimo, ha annunciato di essersi recato all’Arma dei carabinieri per denunciare l'hackeraggio inaudito: “Qualcuno si è introdotto abusivamente nel sistema informatico del Campidoglio e ha falsificato i dati relativi ai permessi di circolazione di cui io disponevo. In altre parole si è voluto creare elettronicamente un dossier falso per dimostrare che io non avessi diritto a circolare liberamente per le zone a traffico limitate”. Sulla base di quella denuncia la procura di Roma ha aperto un'inchiesta per violazione di sistema informatico. Marino sostiene la scomparsa dell'autorizzazione che ha consentito alla sua Panda di circolare nella Ztl nel periodo che intercorre tra la scadenza e il rinnovo del permesso. Il sindaco ha mostrato due documenti estratti dal data base capitolino. Il primo, datato 6 novembre, riporta una finestra in cui, sotto la dicitura “lista bianca”, compare il permesso provvisorio valido dal 24 giugno (data di scadenza del vecchio permesso) al 31 ottobre. Nel secondo documento mostrato, datato 8 novembre, invece, il permesso temporaneo sparisce: dimostrazione, secondo quanto sostenuto dal sindaco, della manipolazione informatica architettata da qualcuno che voleva così gettare discredito su di lui. Sui fatti denunciati dal sindaco sono già stati ascoltati i primi testimoni e ora gli inquirenti dovranno capire se la tesi di Marino abbia fondamento.
Le multe di Marino finiscono in Procura
Il sindaco sostiene che qualcuno ha fatto sparire dal sistema informatico del Campidoglio la sua autorizzazione a circolare nella Ztl. «Ora tolgano le multe anche a noi»
