Roma Capitale

A Castel di Guido, un parco per tutti i gusti

Due ettari di campagna romana e di proprietà pubblica. Produzioni biologiche, ecomuseo, oasi faunistiche, aree archeologiche e protostoriche

Duemila ettari di campagna romana di proprietà pubblica. Produzioni biologiche certificate, oasi faunistiche, aree archeologiche e protostoriche: un parco  unico nel suo genere. Un progetto che racchiude insieme attività agricola, allevamento,  ecomuseo, archeologia, natura.  Stiamo parlando di Castel di Guido sull'Aurelia: domani e domenica saranno i due giorni di promozione (dalle 9 alle 15, domenica dalle 9 alle 16) per il suo rilancio. Vendita di prodotti biologici, mercatino di artigianato vario, visite archeologiche,  passeggiate, eventi musicali e per i bambini e tante altre interessanti iniziative come l'inaugurazione del nuovo centro visite Lipu. Gli alleati dell'azienda agricola che coltiva da 500 anni i terreni dell'Arciospedale di Santo Spirito in Sassia hanno costituito un fronte che vuole rilanciare Castel di Guido: a partire dalle 250 frisone, ben piazzate, pure nelle competizioni continentali, all'università di Siena, al Cnr, a Roma Capitale, alla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, alla Riserva naturale statale del litorale romano, alla Lipu che anima un casello di birdwatching appostato sul percorso dei grandi esodi migratori, tipici delle zone umide fra Maccarese e Palo Laziale. Il grande possedimento pubblico, minacciato dalle misure per ripianare parte del debito che grava sul sistema sanitario della Regione Lazio «ha attirato sinora proposte che ne snaturerebbero le straordinarie prerogative naturali e storiche. Nè il parco dei gladiatori, nè Eurodisney, potrebbero incrementare la fornitura di prodotti agricoli e caseari autenticamente a km zero, destinabili alla vendita o agli asili nido o, come un tempo, agli ospedali. La proprietà pubblica- sostiene l'urbanista Paolo Berdini- è l'unica a garantire usi convenienti per la città e per i cittadini».  L'azienda di Castel di Guido sorge sul luogo dell'antica Lorium, località di residenza dell'imperatore Antonino Pio e di soggiorno di Marco Aurelio. Era caratterizzato, già in antico, da ville residenziali e fattorie rustiche. Una di queste è stata individuata nel 1976, dopo parziali scavi clandestini. Alla villa romana delle Colonnacce appartengono meravigliosi affreschi staccati e esposti nel Museo nazionale romano di Palazzo Massimo. «È aperta al pubblico, visitabile su prenotazione, grazie alla collaborazione del Gruppo archeologico romano», racconta Daniela Rossi, archeologa della Soprintendenza di Roma. «L'area è stata appena dotata di segnaletica stradale e di pannelli informativi che suggeriscono il percorso di visita, con ricostruzioni tridimensionali che aiutano il visitatore a ricollocare nel paesaggio le murature in opera reticolata di un'azienda agricola annessa a una residenza raffinata, strutture inquadrabili tra il III a.C. e il III d.C.» (visita guidata alla villa delle Colonnacce, domenica alle 11). In questo settore del territorio di Roma sono numerose anche le presenze relative al Paleolitico, come i giacimenti con fauna fossile databili al Paleolitico Superiore de La Polledrara e di Castel di Guido. In particolare, l'eccezionale sito de La Polledrara, ubicato a circa 20 km a nord di Roma fra le vie Aurelia e Boccea, databile a circa 320.000 anni fa, è stato musealizzato ed è aperto al pubblico. «Lo scavo- ricorda Anna De Santis, archeologa protostorica della Soprintendenza di Roma e responsabile del museo- ha rimesso in luce su oltre 900 mq l'antico alveo di un corso d'acqua su cui erano irregolarmente sparse migliaia di resti faunistici fossili, associati a strumenti in selce e osso. I resti faunistici sono riferibili per la maggior parte ad elefante antico, bue primigenio e cervo elafo, più rari il lupo, il bufalo d'acqua europeo, il rinoceronte, la lepre. A una successiva fase di impaludamento dell'area sono da riferire i resti in parziale connessione anatomica di alcuni elefanti rimasti intrappolati nel fango, uno dei quali conserva chiare tracce di sfruttamento della carcassa a fini alimentari da parte dell'uomo». Anche il sito di Castel di Guido, scavato negli Anni 80 dall'università di Pisa e più o meno contemporaneo al sito de La Polledrara, ha restituito migliaia di resti scheletrici di animali associati a un'abbondante industria litica e su osso. Alcuni reperti sono in corso di musealizzazione grazie ad un progetto condiviso fra la Soprintendenza e l'associazione Voice innovazione sociale e sviluppo di comunità e sono visibili all'interno dell'azienda agricola di Castel di Guido.

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