Roma Capitale

Troppi rifiuti alla Basf Il Tar ferma l’impianto Vittoria dei residenti

Il Tar del Lazio blocca l’aumento delle quantità di rifiuti trattabili nello stabilimento Basf di via Salone a Case Rosse. Una vittoria dei residenti e dell’associazione Raggio Verde, che hanno...

Il Tar del Lazio blocca l’aumento delle quantità di rifiuti trattabili nello stabilimento Basf di via Salone a Case Rosse. Una vittoria dei residenti e dell’associazione Raggio Verde, che hanno presentato ricorso contro l’autorizzazione della provincia di Roma che appunto dava l’ok all’incremento della lavorazione di catalizzatori esausti, da 240 a 450 tonnellate annue, e degli scarti fino a 500 tonnellate all’anno. La Basf, gigante tedesco della chimica già finito al centro di un’indagine della Procura anche in riferimento all’impatto igienico-ambientale sul territorio, aveva richiesto alla Provincia un aumento delle volumetrie trattabili già mesi fa. Il nullaosta è arrivato nel novembre 2013, con la determina dirigenziale firmata a palazzo Valentini che ora invece il tribunale amministrativo del Lazio ha congelato. In particolare, si legge nella sentenza, il ricorso dei residenti «è fondato nel punto in cui era stato disposto l'incremento della quantità autorizzata di catalizzatori esausti da trattare per eccesso di potere sotto i concorrenti profili del difetto di istruttoria e di motivazione». I giudici amministrativi si soffermano poi anche sull’aspetto ambientale: «Con nota del 18 aprile 2013 - si legge nella pronuncia - l’Arpa Lazio, nelle sue attività di vigilanza e controllo, rilevava numerose violazioni delle prescrizioni contenute nelle precedenti determine del 2011 e del 2012 e nella normativa vigente». Alla luce di questa sentenza i residenti di Case Rosse, che da anni si battono per il trasferimento dell’impianto che sorge a pochi metri dalla zona abitata e da una scuola, tornano a chiedere l’intervento del sindaco Marino: «Questa sentenza - scrivono dal comitato Case Rosse - insieme ai recenti interventi della magistratura che hanno visto la sospensione di alcune attività della Basf autorizzate nel dicembre 2011, impone al sindaco Marino, responsabile per legge della salute di tutti i cittadini, un intervento radicale». La preoccupazione sotto il profilo sanitario ed ambientale, chiaramente, segue anche le operazioni della polizia municipale che, lo scorso maggio, ha disposto accertamenti sull’impresa e sequestrato il vicino laghetto adibito alla pesca sportiva ipotizzando la possibile contaminazione di acqua e pesci, poi inviati all'Istituto superiore di sanità per le analisi. I cittadini quindi chiedono «la chiusura immediata del reparto catalizzatori esausti della Basf, che interessa solo il 20% della produzione, o la delocalizzazione dell’inceneritore».

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