I politici lanciano il «piano di centralità» e la contro-risposta dei residenti, esasperati dalla non vivibilità, è quella di organizzare a turni veglie notturne, perlustrando ogni angolo. Dopo Ponte di Nona, scoppia il «caso Massimina». Un altro quartiere sotto la lente d’ingrandimento del fai da te romano per la sicurezza. Di nuovo riflettori accesi sul crimine. Tornano le ronde dei cittadini alla periferia della città, operativi in prima linea in forma anonima per dare una mano alle forze dell’ordine a «contrastare il grave disagio dovuto ai ripetuti furti negli appartamenti, di auto e il degrado dilagante». Padri, giovani, professionisti, impiegati. Tutti con un denominatore comune: da qualche settimana in strada, con passione e tenacia, a proteggere il proprio quartiere. Nelle notti da incubo, tra insediamenti rom ed emergenze, proprio come raccontato da Il Tempo nel giro con i ragazzi del Caop. Gruppi da tre o sei, con il coordinamento di controllo che si ingrossa ogni giorno di più. In allerta fino alle quattro, con il fiato sul collo delle bande di criminali e dei balordi che tengono in scacco la zona. E, sotto l’egida della nuova tendenza in fatto autotutela, c’è da scommetterci che da qui a poco si accoderanno anche altri quartieri. Il reclutamento avviene in rete, la quale raccoglie anche le segnalazioni più urgenti degli abitanti in tempo reale. Alla periferia ovest della Capitale, laddove si continua a pagare l'altissimo prezzo di 40 anni di Malagrotta e degli attuali impianti che si trovano all'interno, con il campo nomadi della Monachina che esplode e l'Aurelia diventata meta abituale dei clienti delle prostitute anche nelle ore diurne. «L'intento è quello di fornire quanto più supporto ai ragazzi delle forze dell’ordine, che si ritrovano in pochi e senza mezzi a controllare la notte interi quartieri. Stiamo fuori controllo, Comune e municipio non pensano alla sicurezza dei cittadini. Siamo stanchi, siamo in strada a difendere il nostro territorio, collaborando con i carabinieri di Ponte Galeria nel denunciare le illegalità. E sta funzionando», spiega uno dei componenti. E un altro: «Siamo cittadini/e attenti che la notte non dormono, preoccupati dello stato del nostro quartiere. Qualsiasi residente di Massimina può far parte della nostra iniziativa. Riusciamo ad organizzare circa 5-6 «auto-civetta» a notte. Abbiamo creato una piazza virtuale online, una rete di dialogo tra famiglie che serve tantissimo perché da noi mancano punti di aggregazione sociale. Ci occupiamo anche di altro, ad esempio della pulizia del parco Romano Guerra in preda all’incuria. Lo facciamo per i nostri figli. Gli sforzi che stiamo facendo sono enormi, combattiamo pure contro chi ci strappa o fa sparire di continuo le locandine che affiggiamo». Uniti al grido «Insieme si può», Massimina ora è un quartiere a testa alta. Non sarà l’ultimo.
Ronde per strada anche a Massimina
Quartiere perlustrato ogni notte da gruppi di cittadini come già accade a Ponte di Nona
