Roma Capitale

Spazio esterno triangolare e ombrelloni quadrati Una questione geometrica

Damiana Verucci Impossibile rispettare le regole. Nel panorama assai vasto degli esercenti che lottano per mantenere i tavoli all’aperto anche quando non ne avrebbero diritto perché senza titolo, c’...

Impossibile rispettare le regole. Nel panorama assai vasto degli esercenti che lottano per mantenere i tavoli all’aperto anche quando non ne avrebbero diritto perché senza titolo, c’è anche chi vorrebbe fare tutto secondo la legge ma non può, visto che le norme sono confuse e farraginose. Accade a piazza della Rotonda. Entrato in vigore il nuovo piano di massima occupabilità, che falcia buona parte degli spazi all’aperto, gli esercenti sono stati multati qualche giorno fa per «difformità degli arredi esterni». Tradotto, ombrelloni che sporgevano oltre lo spazio consentito; nel caso dello storico ristorante Di Rienzo, sulla piazza da 60 anni, due di questi sono stati considerati troppo grandi rispetto all’occupazione, in base alla attuale delibera sugli arredi. Bene, Michele Di Rienzo, il capostipite della famiglia dei ristoratori, non ha contestato la multa, sebbene l’abbia considerata un po’ eccessiva, ma ha chiamato subito una ditta che produce arredi esterni per i ristoranti e serve principalmente i locali del centro storico, per sostituire quell’ombrellone con uno "a norma". «Impossibile», è stata la risposta del proprietario della ditta, che ha spiegato come «con l’attuale occupazione concessa a Di Rienzo bisognerebbe non solo mettere un ombrellone diverso dall’altro ma questo non servirebbe comunque a ricoprire tutti i tavoli». Il nuovo piano, infatti, prevede per il ristoratore un’occupazione di forma trapezoidale, che si stringe all’inizio per poi allargarsi e che dai 73 metri di prima passa a 59 per un totale di 15 tavoli in meno. Nello spazio più grande un ombrellone a norma non copre tutti i tavoli e due ombrelloni sconfinerebbero dai limiti. «Bisognerebbe allora prevedere un ombrellone diviso a metà - continua il tecinico - che oltre a costare almeno il 30% in più e ad essere esteticamente discutibile, non impedirebbe ai clienti di bagnarsi in caso di pioggia perché non potremmo fornirlo di canaline di scorrimento come si nel caso degli ombrelloni standard». Il risultato è che per ora, il ristoratore, non si adeguerà alla normativa sugli arredi così come non lo faranno tutti gli esercenti sulla piazza, che hanno situazioni uguali o simili. «Mi facciano tutte le multe che vogliono - spiega Michele Di Rienzo - ho 30 persone assunte qui dentro e 10 di loro sono a rischio licenziamento. Il Comune non si rende conto di quello che sta facendo, togliendo i tavolini tutti i locali più importanti saranno presto costretti a chiudere e con loro salterà l’indotto che c’è dietro il settore. Vede questa fattura? Mille euro di carne appena acquistata dal nostro fornitore, non potrò spendere a lungo così tanto se il fatturato già oggi è crollato del 30 per cento. Il Campidoglio si metta una mano sulla coscienza».

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