Roma Capitale

Marino-Pecoraro, scontro totale

La provocazione del sindaco: pronto a trascrivere altre nozze gay

Insiste il sindaco Marino, quasi a dover dar manforte a un battibecco ormai quotidiano con il prefetto Pecoraro che venerdì ha ufficializzato la richiesta di annullamento delle trascrizioni di 16 nozze gay effettuate dal primo cittadino il 18 ottobre, in pompa magna. Dopo aver risposto che «Roma non cancella» ieri un’altra provocazione è partita dal Campidoglio dritta dritta verso Palazzo Valentini (peraltro vicinissimi). «Se ci fossero nuove richieste da parte di coppie omosessuali procederemo con nuove trascrizioni», ha rilanciato Marino, insistendo: «Come ho sempre detto, anche sulla base della carta dei diritti dell’Unione europea, discriminare l’omosessualità è proibito. Quindi, non vedo per quale motivo, essendo l’Italia un Paese importante dell’Unione europea, non dovrebbe rispettare quei principi che in sede europea ha voluto e ha sancito». I rapporti col prefetto, sempre secondo Marino, non sono cambiati. Eppure Pecoraro ha ritenuto, dopo un anno, che i motivi di pericolosità che avevano concesso al primo cittadino il privilegio di lasciare l’auto in un parcheggio riservato vicino al Senato, siano oggi venuti meno. E il primo cittadino non ha mancato, neanche ieri, di ricordare le difficoltà nel garantire la sicurezza nelle periferie. Insistere tuttavia in modo così plateale sulle nozze gay crea non solo imbarazzo istituzionale da parte del prefetto, "costretto" ad applicare la legge, che ricordiamo non riconosce né il matrimonio né la convivenza tra persone dello stesso sesso, ma anche imbarazzo politico. Il Pd, infatti tace. L’unico a parlare, ieri il deputato Pd Giacomo Portas: «Sulla trascrizione delle nozze gay, Marino cerca lo scontro duro e puro. Mi sembra che gli interessi più il ritorno d’immagine che la sostanza». E che sia una mossa squisitamente mediatica ne sono consapevoli davvero tutti, soprattutto in Campidoglio dove l’unica a parlare è stata la vicecapogruppo vicaria del Pd, Giulia Tempesta, sottolineando la «battaglia di civiltà» portata avanti dal sindaco. Si tratta però di una battaglia giocata nell’illegalità e sul filo di uno scontro non solo istituzionale ma di partito. In tutte le sue esternazioni, non a caso, il primo cittadino non ricorda mai che c’è una delibera che istituisce il Registro delle Unioni civili pronta da tempo e che solo pochi giorni prima della "festa" delle trascrizioni delle nozze gay era stata inserita nell’ordine dei lavori dell’Assemblea capitolina. Sarebbe bastato insomma attendere ancora qualche giorno, premere sui consiglieri della sua maggioranza, o meglio del suo Pd, ed evitare una frattura nella quale, a perdere alla fine sarà soprattutto il rispetto delle istituzioni. Il rapporto funesto del primo cittadino col maggior partito capitolino rischia insomma di creare altri danni, oltre quelli registrati dal sondaggio diffuso proprio dall’ormai ex capogruppo Pd D’Ausilio in cui 8 romani su 10 bocciano senza appello lo proprio Marino.

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