«Non luogo a procedere per avvenuta prescrizione»: si chiude così il secondo grado di giudizio per l’ex ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, finito alla sbarra per l’affaire della casa con vista Colosseo che lo stesso ex ministro avrebbe comprato grazie all’appoggio economico (a sua insaputa) del costruttore romano Diego Anemone, lo stesso imprenditore, difeso dall’avvocato Antonio Barbieri, finito nella bufera per la vicenda legata alla cricca dei grandi appalti. I giudici della corte d’appello del tribunale di Roma, dopo avere ascoltato la requisitoria del Pg che aveva richiesto una condanna a tre anni di reclusione e le repliche dei difensori, ha deciso, inevitabilmente, per la prescrizione, visto che i fatti che hanno generato il processo risalgono al 2007. Si chiude così la vicenda dell’appartamento vista Colosseo che Scajola pagò (così come emerge dal mutuo sottoscritto dall’ex ministro) 610 mila euro e che però, chiavi in mano, fruttò alle sorelle Papa (le vecchie proprietarie dello stabile in via del Fagutale) la bellezza di 1,7 milioni di euro. Una notevole differenza di denaro che, per i giudici di primo grado, fu pagata da Anemone (anche l’imprenditore fu assolto in primo grado) che non informò l’ex titolare del Viminale del suo "generosissimo” contributo. Secondo le ricostruzioni dell’accusa, infatti, Scajola si presentò al momento del rogito per l’acquisto dell’immobile (che fu siglato in una stanza del ministero allora retto da Scajola) solo per le firme di rito e per la consegna degli assegni derivanti dal mutuo. Fu solo dopo che Scajola lasciò la stanza quindi che Zampollini - l’architetto factotum di Anemone che ha patteggiato la condanna davanti ai giudici di Perugia dove era inizialmente sbarcato il procedimento che era stato istruito originariamente a Firenze – versò il resto della somma alle due anziane signore. Somma che lo stesso Zampollini, secondo quanto ricostruito dall’accusa durante il primo grado di giudizio, aveva prelevato in assegni da una filiale della Deutche Bank, appena qualche minuto dopo avere versato una somma liquida corrispondente alla differenza tra la cifra pagata da Scajola tramite il mutuo e la somma richiesta dalla sorelle Papa per una casa di 180 metri quadri con vista sull’anfiteatro Flavio. Si chiude così una parentesi amara per Scajola che all’indomani dell’avviso di garanzia si dimise da ministro. Ma se a Roma una "grana" può essere considerata ormai alle spalle, l’ex pezzo da novanta del Pdl ha assistito - storia di una manciata di giorni fa - alla prima udienza del procedimento che lo vede, a Reggio Calabria, imputato come favoreggiatore della latitanza di Amedeo Matacena Jr, condannato in via definitiva a tre anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
«Casa Scajola» va in prescrizione
Vincenzo Imperitura «Non luogo a procedere per avvenuta prescrizione»: si chiude così il secondo grado di giudizio per l’ex ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, finito alla sbarra...
