Roma Capitale

Mazzette anti-fisco, dieci ristoratori nel mirino

Tangenti per chiudere un occhio sull’evasione. Sono dieci i nuovi ristoranti, tutti tra il centro della Capitale e il quartiere Prati, ad essere finiti nell’inchiesta della Procura della Repubblica...

Tangenti per chiudere un occhio sull’evasione. Sono dieci i nuovi ristoranti, tutti tra il centro della Capitale e il quartiere Prati, ad essere finiti nell’inchiesta della Procura della Repubblica sul sospetto giro di mazzette all’Agenzia dell’Entrate Roma 1. Gli investigatori della Guardia di finanza, su mandato del sostituto procuratore Nadia Plastina, stanno passando al setaccio gli «studi di settore» applicati dai funzionari dell’Agenzia sui ristoratori, per individuare eventuali discrepanze che possano far emergere le richieste di mazzette avanzate dai tre dirigenti dell’Agenzia. Stando all’ipotesi accusatoria, i funzionari avrebbero chiesto e ottenuto denaro promettendo controlli fiscali addomesticati. Tutto nasce con l’arresto ad agosto scorso del funzionario Fabio Balzani e del commercialista romano Paolo Piersigilli, beccati mentre si scambiavano una tangente da 12mila euro. «I soldi che ho preso dalla Taverna Flavia erano per altri», ha detto Balzani ai giudici del Tribunale del Riesame, che poi hanno confermato per lui e per Piersigilli la custodia cautelare in carcere. Così, nel registro delle notizie di reato sono finiti i nomi di altri due funzionari, quelli incaricati di svolgere le analisi sugli studi di settore che avrebbero avuto – assieme a Balzani – un ruolo negli altri dieci fascicoli fiscali di ristoratori finiti sotto inchiesta. Il coinvolgimento degli altri due funzionari di viale Trastevere è emerso anche dalle dichiarazioni di Franca e Roberta Foffo, titolari della Taverna Flavia: «Sapevamo che la cifra andava divisa fra tre persone, 4 mila euro a testa», hanno spiegato, credendo nella buona fede del loro commercialista di fiducia. Era stato invece proprio l’uomo a suggerire di pagare, dicendo alle sorelle: «Siete indifendibili». Piersigilli, d’accordo con Balzani - è la tesi dell’accusa - aveva preannunciato la visita degli ispettori del Fisco alla Taverna Flavia, spiegando che il controllo sarebbe stato ammorbidito in cambio di una dazione di denaro. L’accertamento, in effetti, si era concluso a febbraio con una sanzione di soli 258 euro. A firmare quel verbale sono stati gli analisti dell’Agenzia delle Entrate, ora iscritti nel registro degli indagati. Tuttavia, entrambi non avrebbero avuto neanche il mandato per compiere quel tipo di accertamento, in quanto erano incaricati esclusivamente di applicare gli studi di settore. Invece avrebbero fatto credere alle sorelle Foffo di avere commesso una grave irregolarità tributaria.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.