Roma Capitale

Pedopornografia, Paolini a giudizio

Vincenzo Imperitura Dovrà provare a difendersi davanti ai giudici di piazzale Clodio, Gabriele Paolini, il precursore dei disturbatori della tv rinviato a giudizio ieri dal Giudice per le udienze...

Dovrà provare a difendersi davanti ai giudici di piazzale Clodio, Gabriele Paolini, il precursore dei disturbatori della tv rinviato a giudizio ieri dal Giudice per le udienze preliminari Donattella Pavone con le pesantissime accuse di induzione alla prostituzione minorile, produzione di materiale pedopornografico e tentata violenza sessuale. Accuse che sono state formulate grazie al lavoro dei carabinieri del nucleo operativo di via In Selci e che avevano consentito agli inquirenti di ricostruire gli «incontri» hot che erano poi stati ripresi grazie ad una serie di telecamere che lo stesso Paolini avrebbe predisposto prima degli incontri nello scantinato risultato poi nella sua disponibilità. Agghindato come se dovesse comparire in uno show televisivo degli anni 80, Paolini (scortato da un nugolo di parenti e dai suoi «allievi» delle comparsate a favore di telecamera) si è presentato in udienza e con modi pacati ha raccontato che «le accuse che mi sono state contestate non stanno né in cielo né in terra, non ho mai spinto ragazzi minorenni a prostituirsi». Perno difensivo dell’uomo che si aggirava a caccia di inviati televisivi infatti è il rapporto che avrebbe legato lo stesso imputato ad uno dei cinque ragazzi che in questa storia figurano come parte lesa: «Quello che mi spinge a lottare è l'amore che provo per Daniel». Secondo quanto lo stesso Paolini avrebbe raccontato agli inquirenti infatti, tra lui e uno dei giovani coinvolti ci sarebbe stata una vera e propria relazione. Ma per quanto Paolini si professi innocente, le immagini e le ulteriori prove raccolte dagli investigatori sembrano inchiodare alle proprie responsabilità l’imputato che più di una volta, in passato, era salito alla ribalta delle cronache per una serie di «crociate» mediatiche implose dietro il nulla che le aveva sostenute. Lo stesso disturbatore televisivo infatti – passato alla storia per essere stato preso a calci in diretta da un esasperato Paolo Frajese durante un collegamento video – sempre in cerca di visibilità mediatica, appena pochi mesi fa aveva postato sui social media una petizione che invocava la pena di morte per gli stupratori e i pedofili. Sul proprio post Paolini faceva la voce grossa accennando ad un episodio di violenza subito all’età di quindici anni; episodio che gli avrebbe fatto maturare – scriveva risoluto prima che un fotografo di Riccione, storia di pochi giorni prima del suo arresto, interessasse i carabinieri per quelle foto mandate a stampare sulla riviera romagnola da un anonimo studio di via Nomentana – una profonda avversione verso chi si approfittava degli adolescenti, soprattutto di quelli in difficoltà economica.

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