Le maglie dell'indagine della Corte dei conti sulla linea C della metropolitana di Roma si allargano ai centri decisionali della politica che hanno voluto o comunque taciuto sulla lievitazione di costi e tempi di realizzazione e al presunto danno causato al patrimonio archeologico della «città eterna». La procura contabile del Lazio ha affidato una delega specifica alla compagnia di Ostia della Guardia di Finanza su questo nuovo filone. Nel maggio 2006, subito dopo la firma del contratto d'appalto, è iniziata una campagna di indagini archeologiche di un'estensione senza precedenti a Roma. I finanzieri dovranno capire se in questa fase esplorativa e nella successiva fase degli scavi sono stati danneggiati i reperti ritrovati sul tracciato. Come spiega infatti una relazione che Roma Metropolitane ha presentato il 2 agosto 2013 al neoassessore ai Trasporti Guido Improta, inizialmente non era stata contemplata la salvaguardia dei ritrovamenti datati 1700 e 1800. Nel corso dei lavori la Sovraintendenza dei beni archeologici è stata costretta a intervenire per chiedere «il congelamento del terreno nei siti d'interesse». Tutto ciò ha comportato una lievitazione dei tempi e dei costi. La prima pietra è stata posta ad agosto del 2007 e a dicembre dello stesso anno «la situazione - si legge nella relazione - era di completo stallo». Basti pensare che lo scavo della stazione San Giovanni è durato 29 mesi. A questo nuovo filone d'indagine, si sommano altri due fascicoli al vaglio dei pm contabili. Il primo è quello che contesta un maggiore costo di 363.722.828 euro per la tratta Pantano-Centocelle (che doveva essere inaugurata sabato scorso), a cui si aggiunge il danno morale, pari a 5 milioni, per il disservizio causato sia dal ritardo nell'esecuzione dei lavori sia dall'omissione dei controlli e dei referti obbligatori. Il procuratore capo della Corte dei Conti del Lazio Raffaele De Dominicis ha contestato alla stazione appaltante Roma Metropolitane srl «quale rappresentante del Comune di Roma Capitale» e a Metro C scpa «a titolo di concorso morale e in qualità di Contraente Generale per il buon risultato dell'appalto» di avere «gravemente violato il rapporto fiduciario di mandato, a garanzia del buon andamento economico dei lavori per la realizzazione della linea C della metropolitana dell'Urbe». Sono 21 in totale gli indagati a cui è stato recapitato l'invito a dedurre. Si tratta dei membri dei consigli di amministrazione in carica nel 2010: 9 dirigenti di Roma Metropolitane e 12 dirigenti di Metro C. La Procura contabile aveva concesso un termine massimo di 30 giorni per presentare le controdeduzioni, ma gli indagati hanno chiesto una proroga di 4 mesi trattandosi di un'inchiesta voluminosa, che conta 20 mila pagine di atti da esaminare. Per quanta riguarda invece il secondo filone d'indagine, che mira a quantificare i maggiori costi sui lavori accumulati dal 2011 a oggi, gli indagati sono in totale una quindicina. Nel mirino del pm contabile Paolo Crea non ci sono solo i dirigenti di Roma Metropolitane e di Metro C, ma i ]centri decisionali che hanno avvallato pressioni e storture. Il fulcro di questa indagine ruota attorno alla firma dell'atto attuativo con cui venivano riconosciuti al Consorzio di imprese che esegue i lavori maggiori costi per circa 294 milioni di euro. Quell'atto è stato firmato il 9 settembre 2013 presso il ministero delle Infrastrutture dagli amministratori delegati di Roma Metropolitane e Metro C alla presenza dell'assessore capitolino ai Trasporti. Nella memoria che il Collegio sindacale della municipalizzata ha consegnato alla Corte dei conti lo scorso 3 marzo si contesta punto per punto sia la validità dell'accordo che Improta definì «tombale», sia i possibili danni economici che questo potrebbe portare alle casse pubbliche, partendo dall'atto transattivo approvato l'8 settembre 2011 e finanziato dal Ministero ai Trasporti con la delibera 127 del Cipe dell'11 dicembre 2012, con cui Roma Metropolitane riconosceva circa 230 milioni a Metro C. Le contestazioni iniziano con l'accordo del 9 settembre, voluto dalla nuova amministrazione in sostituzione di quello sottoscritto 2 anni prima. Un contratto con cui vengono riconosciuti al Consorzio altri 70 milioni di euro circa, tra cui 45 milioni di oneri aggiuntivi e 18 milioni derivanti dal lodo parziale. Fino a un certo punto tutti i protagonisti della vicenda hanno camminato allineati e compatti. Poi sono arrivati esposti, denunce, prese di distanza e il sistema si è sgretolato. L'atto è stato l'inizio della fine.
Metro C, quaranta indagati per i costi lievitati
Nel mirino della Corte dei conti anche i politici. Nuovo filone sui siti archeologici rovinati
