Roma Capitale

La conferenza dei sindaci boccia il piano sanitario

CIVITAVECCHIA I sindaci del territorio non ci stanno. La sanità locale non può continuare ad essere declassata, a non rispondere alle esigenze del territorio, a subire tagli e decisioni imposte da...

CIVITAVECCHIA I sindaci del territorio non ci stanno. La sanità locale non può continuare ad essere declassata, a non rispondere alle esigenze del territorio, a subire tagli e decisioni imposte da una Regione che per anni l’ha considerata, e continua a farlo, la «cenerentola» del Lazio. E anche il nuovo paino aziendale presentato ieri dal direttore generale della Asl RmF Giuseppe Quintavalle nel corso della prima conferenza locale per la sanità convocata dal sindaco del comune capofila, Antonio Cozzolino, rispecchia in pieno questa analisi. Tanto che il documento è stato bocciato dai rappresentanti dei comuni della RmF: il parere negativo, pur non essendo vincolante ma obbligatorio, ha dato però un segnale chiaro di insofferenza. «Non è un’espressione negativa contro l’operato della dirigenza aziendale – hanno spiegato i sindaci – ma un messaggio chiaro che vogliamo dare alla Regione Lazio». Tanto che la conferenza locale della sanità è rimasta aperta ed aggiornata i primi giorni di novembre, in attesa di recepire le istanze del territorio e tentare una virata. Perché non bastano i 27 posti letto in più al San Paolo per un’unica area chirurgica (tra chirurgia generale, ortopedia), 2 a terapia intensiva e 4 all’Spdc, se non ci sono poi potenziamenti a livello di personale, o se si riducono a 30 i posti letto a Bracciano, che non è chiaro che tipo di struttura andrà a diventare. E sono tante le criticità e le carenze, sottolineate anche dal consigliere comunale di Civitavecchia Fulvio Floccari. Se da un lato si parla di hospice, dall’altro si ha un ospedale privo di un’Uoc di Oncologia, con un pronto soccorso inadeguato (13 medici di cui solo 7 in regolare turnazione) e senza progettualità futura anche in vista della possibile ospitalità di altri immigrati. Senza parlare della pediatria declassata, di una chirurgia vascolare senza garanzie, di un servizio trasfusionale diventato un’articolazione del San Filippo Neri.

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