Sta per ripartire la guerra dei contenziosi economici fra il Consorzio Metro C e il Campidoglio. Con buona pace dell’accordo "tombale" del 9 settembre 2013, tra l’altro finito sotto i riflettori della procura di Roma. In ballo, ci sono più di 400 milioni fra pagamenti pendenti, interessi, penali e contestazioni varie. Da una parte, il cartello di imprese che sta costruendo la linea C della metropolitana, con capofila la Vianini di Caltagirone e l’Ansaldo del gruppo Finmeccanica; dall’altra, il Comune di Roma con le sue municipalizzate, Roma Metropolitane e Atac. Il casus belli sarebbe la disputa sulla garanzia di software e impianti prodotti da Ansaldo, i cui problemi tecnici hanno causato il rinvio dell’apertura della prima tratta Pantano-Centocelle. Per risolvere queste criticità, il Consorzio pretenderebbe un cospicuo pagamento, ritenendo che i guasti siano imputabili a «condizioni di abbandono» in cui questi impianti sarebbero stati lasciati fra marzo e giugno scorso. Un «buco manutentivo» dovuto a un contenzioso economico sui servizi collaterali al collaudo, come «vigilanza, manutenzione, pulizia, custodia delle opere», che solo il 7 luglio Roma Metropolitane, su indicazione del Comune, ha assegnato al Consorzio al prezzo di 1,5 milioni al mese. A rischio, in questo senso, anche la garanzia di 24 mesi sui treni driverless. A favore del Campidoglio, tuttavia, esiste un verbale del 5 ottobre della Commissione collaudo, presieduta da Andrea Monorchio, dove si afferma chiaramente che le imprese il 15 dicembre 2013 hanno consegnato l’opera ad Atac «nonostante non sia mai stato eseguito il pre-esercizio (il collaudo, ndr)». Tradotto: non solo il Comune ha acquistato un’opera che non funziona, con un danno d’immagine gigantesco, ma potrebbe anche dover pagare (salato) per farsela aggiustare. Ma non è tutto. Il 20 agosto, il Consorzio avrebbe dovuto consegnare la seconda parte della prima tratta, da Centocelle a Lodi, ma i lavori non termineranno prima di febbraio 2015. Per questo ritardo, secondo i patti, Metro C spa dovrebbe pagare penali per 3,9 milioni al mese, circa 23 milioni se ipotizziamo altri 4 mesi di cantieri aperti. Il 15 luglio, puntuale, è arrivata in Campidoglio una nota firmata dal presidente del Consorzio, Fabio Giannelli, dove si contestavano ritardi sui pagamenti per 192 milioni «i cui impatti sulla regolare esecuzione dell’opera faranno carico esclusivamente» ai cittadini romani. Ritardi che evidentemente saranno utilizzati per sfuggire alle penali. Insomma, al peggio non c’è mai fine, per una linea finora costata già 3,7 miliardi contro i 2,9 del progetto originale. E pensare che l’atto attuativo "tombale" del 9 settembre 2013 costò al Campidoglio ben 320 milioni. Le imprese, infatti, chiedevano 2,3 miliardi di risarcimento per «eventi imprevisti» di ogni tipo, dall’aumento dei costi del materiale alla costruzione di campi di calcio. Alla fine, il Comune se l’è "cavata" con 252 milioni, ai quali però si aggiunti 71 milioni di maggiori costi, mai riconosciuti da nessuno e sui quali sta indagando la magistratura. «Roba da prendere a calci nel sedere qualcuno», aveva detto il sindaco, giovedì sera dopo il rinvio dell’inaugurazione. La risoluzione del contratto con il Consorzio è una soluzione che il primo cittadino considera da sempre, ma servono appigli legali concreti. Nel frattempo, attraverso i loro canali, ufficiali e non, le imprese stanno cercando di scaricare le responsabilità su Atac, che ha i suoi problemi ma che schiererà anche 130 persone sulla linea (contro le 40 previste) pur di mitigare i difetti di fabbrica. Non è un caso che, secondo il racconto dei presenti, durante la penultima seduta della Commissione ministeriale, il rappresentante di una delle imprese abbia affermato: «Atac non è in grado di gestire la linea. Il Comune dovrebbe affidarsi direttamente a noi».
Metro C, parte la guerra dei contenziosi
La procura indaga sull’accordo «tombale» del settembre 2013 In ballo 400 milioni fra interessi, penali e contestazioni varie
