Roma Capitale

Il giudice: «Al Pigneto non si vende droga». Noi l’abbiamo trovata

Archiviata la denuncia dei residenti. Ma Il Tempo scova pusher e cocaina

Al Pigneto, per i giudici, non esiste il fenomeno dello spaccio, le forze dell’ordine però continuano quotidianamente ad arrestare pusher e Il Tempo riceve ogni giorno denunce di chi vive in quel quartiere. Così siamo andati a verificare cosa accade realmente tra quelle strade e ci siamo resi conto di come spacciatori e criminali, proprio lì al Pigneto, siano visibili ad occhio nudo. È bastato fare una passeggiata, chiedere a una ragazza del luogo di mostrarci le dinamiche che governano quelle vie e la degradante e pericolosa situazione si è mostrata a noi in modo chiaro. Giulia (il nome è di fantasia), proprio come Carl nel libro The Hobo, di Nels Anderson, ci ha guidato nel mondo dello spaccio a cielo aperto. Attraverso i suoi (e nostri) occhi abbiamo visto quanto sia semplice acquistare coca, erba, eroina, pasticche, "pezzi di fumo". La ragazza ci ha spiegato che solo ieri la situazione era più calma del solito, diverse camionette dei carabinieri presidiavano la zona. Comunque non ci è stato difficile trovare spacciatori. In via L’Aquila, nella piazzetta, tra un’edicola chiusa e una fermata dell’autobus, Giulia ha iniziato a passeggiare. Un pusher gli ha fatto un cenno con la testa, Giulia ha risposto al gesto e si è avvicinata al ragazzo. Si sono salutati e sono andati subito al dunque: «Quanto vuoi?» ha chiesto lo spacciatore. «Che hai?» ha risposto Giulia. Il pusher vendeva marijuana, ma anche altro, a buon mercato. «Dammi venti euro!» ha affermato la nostra guida. Lo spacciatore ha subito coinvolto un amico che a sua volta ha coinvolto un altro individuo. «Chiedo agli altri, loro lavorano per me - ha spiegato il primo spacciatore - io tratto solo grandi quantità». Dopo due minuti la staffetta si era conclusa e così un ragazzo si è avvicinato a Giulia: «Lascia i soldi nel muretto». Poi ha tirato un fazzoletto di carta e si è allontanato. Dentro c’era l’«erba». «Da questa si possono fare più di cinque spinelli» ci ha spiegato Giulia mostrandoci la marijuna. Poi si è messa nuovamente a nostra disposizione ed è ritornata dagli spacciatori: «Ne voglio ancora» ha detto ai pusher. Questa volta dopo la solita staffetta lo scambio è avvenuto nel più classico dei modi, un passaggio di mano in mano, in due secondi, soldi in cambio di marijuana. «Da dove vieni?» ha chiesto lo spacciatore. «Sono siciliana» ha risposto Giulia. «La conosco la Sicilia, sono arrivato a Cassibile la prima volta che sono venuto in Italia». I due si salutano, Giulia se ne va e in quel quadrante continuano a susseguirsi clienti, giovani e adulti, gente che indossa la giacca e la cravatta e altri che hanno la borsa piena di libri universitari. Il sole tramonta, per gli spacciatori il lavoro è appena iniziato.     L'ESPOSTO Queste dinamiche vanno avanti da sempre e i cittadini lo avevano già denunciato. C’erano oltre 400 firme dei residenti del Pigneto nell’esposto presentato dagli avvocati Alessandro Iannelli e Claudio Giangiacomo in procura a Roma. Un esposto di drammatica attualità che metteva, nero su bianco, una serie di episodi di micro e macro criminalità (prevalentemente legati allo spaccio di stupefacenti) raccolti dagli stessi denuncianti e che, a distanza di mesi è finito, paradossalmente, con un gigantesco buco nell’acqua. I giudici di piazzale Clodio infatti, nei giorni scorsi, hanno archiviato definitivamente il caso, su richiesta dello stesso pm, perché gli episodi delittuosi riportati nella denuncia, sono rimasti a carico di ignoti. A nulla quindi è servito, per gli esasperati cittadini del Pigneto, scendere in campo in prima persona, denunciando come «i residenti del quartiere sono costretti oramai a convivere quotidianamente con il dilagante fenomeno dello spaccio di stupefacenti che ha ormai assunto proporzioni tali da costituire oggi, non solo un crimine da reprimere ma un vero e proprio problema per la sicurezza degli abitanti e i frequentatori del quartiere».     GLI ARRESTI La realtà disarmante descritta dai cittadini è confermata dalle innumerevoli operazioni delle forze dell’ordine: 156 pusher arrestati, quasi tutti africani, e oltre dieci chili di droga sequestrata. Da aprile (data della presentazione della denucnia) ad oggi – solo nel quartiere Pigneto – quasi una persona al giorno è stata sorpresa a vendere droga. A questo bisogna aggiungere i numerosi interventi delle forze dell’ordine per arginare i fenomeni collegati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Come giovedì scorso quando i carabinieri hanno arrestato due tunisini intenti, insieme ad altre persone in seguito fuggite, a contendersi una piazza di spaccio a suon di pugni e bottigliate.     LE DENUNCE Sentinelle agli angoli delle strade per coprire le spalle ai soliti pusher con le tasche imbottite di eroina, marijuana, hashish e cocaina. Il tutto sotto i palazzi di cittadini assediati da venditori e acquirenti, tra i localini frequentati dagli universitari e nei vicoli dove è bene non addentrarsi. Una realtà conosciuta a tutti i rappresentanti delle istituzioni, al sindaco Marino che a fine giugno si lamentò dei pochi controlli a San Lorenzo e al Pigneto, lanciando un sos esasperato al prefetto Giuseppe Pecoraro. Due settimane prima anche l’ex parlamentare Vladimir Luxuria denunciò di esser stata minacciata da un gruppo di quindici magrebini, a causa della sua protesta insieme agli abitanti, contro il degrado del quartiere. Anche, Andrea Rustichelli, componente dell’Osservatorio per la legalità e la sicurezza della Regione Lazio, ha denunciato la situazione: «È stato evidentemente deciso che Roma debba avere nel quartiere il suo sfogatoio criminale. "Ronde" è senza dubbio un brutto termine, che si addice piuttosto ai pusher ma ai cittadini non resta che mettere in atto un sistema di "autotutela sociale" e di sorveglianza, senza sostituirsi alle forze dell'ordine, per respingere l’assedio violento degli spacciatori». Tutto questo non basta. Il problema non esiste per i giudici, le forze dell’ordine continuano a lavorare, i cittadini a protestare. E la droga corre, corre, corre di strada in strada.     (Ha collaborato Silvia Mancinelli)

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