Lo screening del voto si farà oggi, quando prefenze alla mano si sapranno gli eletti nel nuovo consiglio della costituenda Città metropolitana. L’affluenza record, ha votato l’88,77% (1.495 votanti tra i 1.685 sindaci e consiglieri dei 121 Comuni) renderà forse lo spoglio delle schede, previsto per questa mattina, un po’ più complesso. Il risultato sarà determinante per spiegare le forze in una guerra cominciata ufficialmente ieri, all’apertura delle urne. Puntuale a Palazzo Valentini, Ignazio Marino, già sindaco della Città metropolitana di diritto. «Sono il primo di Roma che vota oggi, qui si svegliano tardi...», poi un breve colloquio con il commissario straordinario della Provincia di Roma, il prefetto Riccardo Carpino. Poi chiarisce subito quali carte mettere sul tavolo per la scelta, che spetta a Marino, sel suo vice: «Devo attendere i risultati delle elezioni ma ho la ferma volontà di uscire da ogni schema e scegliere sia per il vicesindaco sia per i delegati delle aree strategiche le persone che più si dimostreranno interessate, appassionate, diligenti per il ruolo che dovranno svolgere. Quindi capacità e impegno e spero di ottenere i risultati, non accordi sulle poltrone. Sono orientato - ha proseguito Marino - a scegliere la candidatura che sarà più rappresentativa in termini di capacità professionale in termini di capacità lavorativa e di visione di una città che deve guardare al 2025 e non alle correnti nate nel secolo scorso». Una posizione che ha fatto storcere più di un naso ecosì, mentre il sindaco Marino riprendeva i giri istituzionali della domenica, rigorosamente in bici, dentro e fuori Palazzo Valentini scoppiava il caos. O meglio si delineava il campo di combattimento: Roma da una parte, il resto della provincia dall’altro. «La posizione è articolata. Io credo che, al di là dei posizionamenti politici, il vicesindaco debba essere espressione della Provincia», ha detto il presidente del Consiglio regionale Daniele Leodori, che è anche consigliere comunale a Zagarolo. Rincara, Mauro Alessandri, sindaco del Pd di Monterotondo e in pole per la carica di vicesindaco metropolitano: «Se dobbiamo costruire insieme qualcosa di nuovo la responsabilità se la devono assumere sia Roma che la sua ex provincia». Una posizione trasversale che unice praticamente tutti i rappresentanti della provincia, a prescindere dal partito. Eligio Rubeis, sindaco di Guidonia di Fi che chiama all’adunata: «Ci batteremo perché il vicesindaco sia della provincia. Non è importante l'appartenenza politica, ma che sia rappresentativo dell'intera provincia al di fuori di Roma». Più cauti i capitolini, il presidente dell’Assemblea capitolina Coratti spinge per parlare di programmi e non di poltrone, Gianni Paris ricorda che «deciderà Marino, in serenità». Tutti però sono concordi nel criticare un metodo antidemocratico che ha spinto la politica a votare per se stessa tenendo fuori la cittadinanza. In Aula Giulio Cesare poi i primi effetti. Il consigliere dei Radicali Riccardo Magi ha dichiarato di aver votato per i 5 Stelle. Una verifica di maggioranza, già in vista per la vicenda del Teatro dell’Opera, sembra non più rinviabile.
Seggi chiusi. Guerra aperta
Città metropolitana, oggi gli eletti. Ma è già scontro tra Roma e provincia
