Attenti al gradino. A Londra, l’ormai celebre avviso «Mind the gap», ripetuto dagli altoparlanti della «tube» per chiedere ai passeggeri di stare attenti alla distanza fra treno e banchina, è diventato un brand talmente diffuso che gli inglesi l’hanno stampato perfino sulle t-shirt in vendita nei negozi di souvenir. Roma però potrebbe raggiungere e addirittura superare la capitale britannica, coniando l’inedito «Mind the step». Già, perché a una settimana esatta dall’inaugurazione del primo tratto della linea C della metropolitana, dopo 7 anni di lavori e 3,7 miliardi già spesi, ci si è accorti che esiste un pericoloso scalino di circa 6 cm che bisogna salire per accedere dalla banchina al treno. Un incomprensibile difetto di fabbrica, rispetto al progetto originale, che a quanto si apprende compare in ciascuna delle 14 stazioni che verranno aperte al pubblico sabato prossimo. La foto pubblicata in pagina, in particolare, è relativa alla stazione Parco di Centocelle, il capolinea interno della linea (almeno fino a quando non aprirà anche il secondo tratto fino a Lodi): si vede chiaramente che il gradino è ben più alto della scarpa del bimbo ritratto di spalle e che anche la carrozzina di un disabile avrebbe qualche problema a salire sul convoglio in quelle condizioni. Per non parlare dell’evidente intralcio che un ostacolo del genere potrà creare nelle operazioni di salita e discesa dei passeggeri. Ma come è stato possibile commettere un errore del genere, nella realizzazione di un’opera così moderna e costata così tanto? Nelle scorse settimane, l’Atac ha chiesto spiegazioni con una lettera indirizzata al Consorzio Metro C, il cartello d’imprese che sta costruendo la metropolitana, e a Roma Metropolitana, la municipalizzata del Comune di Roma che aveva in carico l’alta sorveglianza tecnica. Entrambi gli enti hanno risposto affermando semplicemente che la misura dello scalino rientrava nei limiti di legge, senza però giustificare le difformità dal progetto. In effetti, andando a verificare la normativa Uni del 2008, che regolamenta le misure delle banchine di stazione della metropolitana, si legge chiaramente che il «dislivello fra banchina e rotabile non deve essere di 8 cm»; ma è altrettanto vero che questo dato di tolleranza fu introdotto per evitare problemi quando si andavano ad introdurre convogli nuovi sulle linee già realizzate. Inoltre, esiste una successiva normativa dell’Uni, datata 2010, dedicata ai disabili, che genericamente specifica quanto sia «importante adottare sistemi che consentano il contenimento delle distanze tra treno e banchina». Il problema resta, e si aggiunge in maniera imbarazzante alle 10 criticità rilevate alcune settimane fa da Il Tempo, in un’inchiesta che smascherava i difetti della terza linea della metropolitana a pochi giorni dal taglio del nastro, fra cui i ben 4000 «errori» al giorno rilevati dal software. E in effetti, c’e’ grande timore in Atac per quello che potrà accadere nei giorni seguenti l’apertura, vista anche l’esperienza mediaticamente drammatica dell’apertura della Metro B1, 2 anni fa. Nonostante la maggior parte dei problemi non possano essere ascrivibili, questa volta, alla municipalizzata dei trasporti, bensì a chi ha provveduto a realizzare l’opera e a chi doveva controllare che le cose venissero fatte a regola d’arte.
La Metro C «inciampa» sul gradino
Scoperto l’«errore» a una settimana dall’inaugurazione del primo tratto. Nelle 14 stazioni spunta lo scalino di 6 centimetri tra la banchina e il treno
