Egregio Direttore Chiocci, sono Franco Cerquetani, fratello di Morena, paziente ricoverata e purtroppo deceduta lo scorso 24 settembre presso la Fondazione Santa Lucia. In un periodo dove spesso la cosiddetta "malasanità" occupa sempre più spazio nelle cronache dei giornali, mi sento obbligato moralmente a rendere pubblica quella che per noi è stata una brutta parentesi di vita in una straordinaria struttura sanitaria, dove operano e lavorano persone con altissima professionalità e altrettanta umanità e solidarietà. Il Santa Lucia non ha certo bisogno di pubblicità, e questa mia non vuole esserlo, ma desidero esprimere quel riconoscimento che si deve moralmente a quanti oggi lavorano, sudano, sorridono e condividono le loro giornate con il "dolore" che affligge i pazienti e i parenti degli stessi. Mia sorella è deceduta a causa di un glioblastoma di IV° livello considerato dalla letteratura medica oncologica come quello tra i più cruenti. Un male che in pochi mesi ha distrutto la vita di mia sorella, della sua famiglia, di tutti noi parenti.Un male che gli ha portato via prima la dignità di essere umano e poi la vita. Ebbene non vi era cambio di turno in quel 6° piano che non ci fosse, prima dell’inizio del lavoro, una visita o una carezza anche se per pochi secondi da parte del personale medico, paramedico e ausiliario. Ma ciò che mi ha colpito profondamente è stato quando, al momento della constatazione del decesso, la Dottoressa del reparto piangeva come una persona di famiglia. E se una persona come lei che è abituata a convivere con il "dolore" da anni per la sua professione, ha ancora lacrime da versare per una paziente conosciuta qualche mese prima, sta a significare solo una cosa: che quella persona ha una sensibilità che rende onore al camice che indossa. E quando penso che, ogni anno, quando si discute il bilancio regionale, quei dipendenti sono costretti a intraprendere forti iniziative di protesta pur di non rischiare la chiusura a causa dei tagli dei finanziamenti pubblici, non posso che provare rabbia per un sistema politico indegno di occupare poltrone dove la politica dovrebbe essere meno importante del rispetto della salute dei pazienti e di quanti si occupano di loro. Altresì, non è difficile scorgere tra i viali della stessa Fondazione qualche noto "personaggio", in cura al Santa Lucia, o con parenti in cura presso la struttura di via Ardeatina. Riempie di dolore constatare che questi "personaggi", pur vivendo di persona certe esperienze, nulla fanno per trovare una soluzione alla paventata minaccia di chiusura di un centro d’eccellenza come il Santa Lucia. Preferiscono far finta di nulla, quasi disconoscendo di aver avuto bisogno di ricorrere alla Fondazione chissà per quale recondita vergogna. È anche questa la differenza tra noi, comuni mortali, e questi signori che decidono in nome della politica se e quali strutture devono chiudere, interessate più alle cifre che non ai risultati ottenuti, più agli interessi di parte che non alle strutture d’eccellenza, quale è il Santa Lucia di Roma che ci invidiano nel resto del mondo. Direttore, grazie ancora per aver ospitato questa mia lettera di sfogo e ringraziamento. Mi permetta di aggiungere anche il grazie di mia sorella Morena, che oggi non c’è più.
«Amore e professionalità alla Fondazione Santa Lucia»
Egregio Direttore Chiocci,sono Franco Cerquetani, fratello di Morena, paziente ricoverata e purtroppo deceduta lo scorso 24 settembre presso la Fondazione Santa Lucia.In un periodo dove spesso la...