«Bisogna superare i campi rom attraverso forme di emancipazioni abitative individuali». Tradotto: portare i nomadi nelle case popolari. Tutti. È questo l’obiettivo al quale mira l’Associazione 21 Luglio, «organizzazione umanitaria non governativa» (finanziata in buona parte, tra gli altri, dalla Open Society Foundation del magnate americano George Soros). A ribadirlo, chiaro e tondo, è stato proprio il presidente della 21 luglio, Carlo Stasolla, durante di una conferenza stampa di presentazione di un report dedicato al campo La Barbuta. La 21 Luglio nelle scorse settimane ha attaccato Il Tempo (con chiare accuse di razzismo e mistificazione) per le inchieste sui rom paperoni nei campi, sull’impunità di chi delinque e sul business plurimilionario che ruota intorno alla gestione delle strutture. È stato fatto addirittura un video, dove alcune volontarie rom motivavano la loro indignazione verso il nostro giornale, ma non rispetto ai gravissimi fatti raccontati. Abbiamo chiesto a Stasolla se ritenesse falso o non attinente alla realtà il contenuto delle nostre inchieste e se non concordasse nel fatto che ci fosse un alto tasso di illegalità fra gli abitanti dei campi. «È una domanda strumentale - ci ha risposto infastidito - perché criminalità, illegalità e interessi economici non sono solo prerogativa dei rom, e il vostro giornale ha condotto una campagna mirata verso queste popolazioni. E poi il termine nomadi non si deve utilizzare». Con buona pace dell’Opera Nomadi, che dovrà cambiare il suo nome di Opera Romadi. Eppure, leggendo attentamente le testimonianze contenute nel report su La Barbuta, al confine fra Ciampino e la borgata romana di Morena, si evince il contrario: un posto dove regna la violenza e la sopraffazione, verso i residenti dei quartieri e verso gli stessi abitanti più «deboli». Nel campo da decenni viveva una comunità di Sinti (rom italiani). Con il trasferimento degli slavi, la loro vita è diventata un inferno: «Da quando sono arrivati i rom - dichiara una ragazza sinta di 17 anni - non si può piu’ vivere, incendiano tutto, c’e’ la musica, sgommano con le macchine». E ancora: «Non vogliamo stare in mezzo a quelli - dice un sinto di 36 anni - litigano, si ubriacano, s’ammazzano». Ecco invece cosa dice dei bosniaci una donna macedone di 38 anni: «Sono entrati in un container per picchiare un tipo. Non possiamo vivere, si picchiano sempre. Ieri una donna mi ha minacciata con un coltello». Ma cosa spinge la 21 Luglio a combattere questa battaglia delle case ai rom? Recentemente, Soros (che in Italia possiede alcuni fondi immobiliari e ha avanzato interesse all’acquisto per le caserme messe in vendita dal Ministero della Difesa) ha dichiarato al Guardian che «bisogna creare una coscienza di classe fra i rom europei». Nel report su La Barbuta, viene dato risalto alla dichiarazione di un assistente sociale: «Ciò che manca è un ente che prenda in carico globalmente le famiglie, un ponte tra il "campo" e i servizi, che costruisca una rete con le Asl, le scuole, i servizi sociali». Una candidatura?
Vogliono dare casa ai rom. E ci attaccano
L’associazione 21 luglio critica Il Tempo per le inchieste sull’illegalità. Intanto è guerra tra slavi e sinti LEGGI ANCHE
