Roma Capitale

Agli indecisi dico: più uniti, più forti

Eugenio Gaudio è sereno, cordiale come sempre. Mentre nell’atrio dell’Aula Magna si continua a votare per l’elezione del nuovo rettore il preside di Medicina, che è anche il candidato favorito,...

Eugenio Gaudio è sereno, cordiale come sempre. Mentre nell’atrio dell’Aula Magna si continua a votare per l’elezione del nuovo rettore il preside di Medicina, che è anche il candidato favorito, aspetta tranquillamente il verdetto di venerdì. «Siamo qua per servizio mica per aspettare una carica». Al primo turno lei ha fatto il pieno di voti: 1800 preferenze. Se l’aspettava questo grande consenso? Ritiene che questi elettori le riconfermeranno la fiducia? «Credo che tutti confermeranno. Inoltre con la situazione che si è verificata dopo la rinuncia dei quattro candidati ho registrato significative convergenze con il preside di Architettura Masiani che ha sposato in pieno il mio programma. Una condivisione di intenti e la volontà di lavorare insieme per il rilancio europeo dell’ateneo. Masiani ha mandato un’ e-mail a tutti i votanti, spiegando le ragioni del suo ritiro ed esprimendo la sua preferenza per me. Quindi i suoi 420 voti potranno convogliare in un progetto comune». Si dice che il suo elettorato vuole mantenere lo status quo. E che il voto a Gaudio servirà solo a lasciare tutto com’è senza cambiamenti sostanziali, insomma che lei è il successore del rettore uscente. Cosa ne pensa? «Guardi non so neanche cosa significa questa parola: mantenimento. Come al solito si tratta di forzature giornalistiche per caricare di competitività questa elezione come se si trattasse di un derby. È un errore schematizzare così la realtà delle cose, bianco e nero, buono e cattivo. Io sono stato scelto perché ho presentato un progetto che ha avuto una larghissima condivisione In passato sono stati raggiunti traguardi importanti come il pareggio dei conti ma ora è necessario progettare il futuro. La nostra intenzione è prendere il meglio dal passato e migliorare quello che va migliorato. Bisogna riportare la Sapienza in Europa. E affrontare una serie di problematiche a cominciare dal sottofinanziamento pubblico e poi il rilancio della didattica che passa anche da una semplificazione delle procedure interne. E poi l’apertura all’esterno, alle grandi imprese». Ma se i fondi statali scarseggiano perché non andarli a prendere dal privato? «È proprio quello a cui puntiamo quando parliamo di apertura alle imprese per uno scambio reciproco stage aprendo alle imprese mettendo a dipsoizione le nostre competenze, creando stage e ricerche. Ma anche i ministeri che potrebbero utilizzare i nostri dipartimenti per la formazione. Poco si è fatto di tutto questo anche per colpa di regolamenti interni burocratici» Qual è la prima cosa che farebbe lei da rettore? «Combattere il calo delle iscrizioni. Recuperare subito 35.000 studenti, attrarre fuorisede e stranieri migliorando l’accoglienza e i servizi, la qualità della didattica. Bisogna rinforzare nei giovani la fiducia nel futuro, l’ottimismo, la convinzione che la ricerca e la cultura sono valori positivi di crescita e affermazione». Una frase per convincere gli incerti a votare per lei «Più siamo uniti più siamo forti»

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