Roma Capitale

Del Portillo, il beato che amava Roma

Oggi a Madrid la beatificazione del successore di San Josemaria Escrivà. Il suo corpo riposa nella Capitale e lunedì verrà traslato a San Eugenio dove sarà esposto fino al 2 ottobre

Un filo diretto tra Roma e Madrid, dove oggi si tiene la cerimonia di beatificazione di mons. Alvaro del Portillo, successore di San Josemaria Escrivà e primo prelato dell'Opus Dei. Un filo diretto perché se la beatificazione si svolge nella città natale del vescovo, è a Roma che riposa il suo corpo, che verrà traslato nella basilica di S. Eugenio lunedì 29 per essere esposto alla venerazione dei fedeli fino a giovedì 2 ottobre. Martedì 30 sono in programma due Messe di ringraziamento, una alle 11 nella basilica di S. Giovanni, celebrata dal cardinale vicario Agostino Vallini, e una alle 16.30, a S. Maria Maggiore, presieduta dal cardinale arciprete Santos Abril y Castellò. Mercoledì 1 ottobre, poi, è prevista una larga partecipazione di fedeli e amici dell'Opus Dei all'udienza di Papa Francesco. A presiedere la beatificazione sarà il prefetto della Congregazione per le cause dei santi, cardinale Amato, alla presenza, tra gli altri, del Prelato mons. Javier Echevarria, che domenica 28 celebrerà la Messa di ringraziamento a Madrid. Mons. del Portillo giunse a Roma la prima volta nel 1943, in piena guerra mondiale, tanto che l'aereo su cui viaggiava si trovò nel bel mezzo di una battaglia. L'allora giovane ingegnere rimase tranquillo perché convinto di dover adempiere a una missione divina (veniva a Roma per spiegare alla S. Sede la natura dell'Opus Dei) e pertanto sicuro che non sarebbe successo nulla. Dal 1946 si stabilì definitivamente nella capitale della cristianità. Alla morte di S. Josemaria, nel 1975, ne divenne il primo successore. Dopo l'erezione dell'Opus Dei a Prelatura personale nel 1982, il 6 gennaio 1991 fu consacrato vescovo da S. Giovanni Paolo II. Morì a Roma all'alba del 23 marzo 1994, poche ore dopo il suo ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa. Il legame di don Alvaro, come viene affettuosamente chiamato il prossimo beato, con la Città Eterna fu molto profondo.     Da dove nasceva questa "romanità"? “Dalla fede – spiega mons. Javier Medina Bayo, postulatore della causa di beatificazione e autore di una bella biografia su mons. del Portillo – Per i cristiani, Roma significa Pietro. Per don Alvaro il Papa, chiunque fosse, era il successore di San Pietro, il Vicario di Cristo, “il dolce Cristo in terra”, come amava dire S. Josemaria ripetendo la frase di S. Caterina. Per questa ragione amava di cuore, incondizionatamente, Roma; e anche per questo motivo, l'obbedienza agli insegnamenti e alle richieste dei Papi era sempre assoluta e piena. Questo suo atteggiamento era pervaso di un profondissimo affetto filiale. Don Alvaro ripeteva spesso che il Papa è “il Padre comune di tutti i cristiani” e lui si sentiva così: figlio del Papa. C'è un episodio, piccolo ma significativo, che illustra come erano i suoi rapporti con il Papa. Il 7 luglio 1984 san Giovanni Paolo II ricevette don Alvaro in udienza privata. Al termine, il Prelato rivolse un appello al Pontefice: “Santo Padre, prima di andare vorrei chiederle un favore”. “Mi dica” rispose il Papa. “Vorrei che indossasse un momento questo anello” (quello da Prelato). Il Papa se lo mise al dito e glielo restituì. Don Alvaro spiegò: “Questo anello è il simbolo della mia unione con i fedeli dell'Opus Dei: significa che sono schiavo, servitore dell'Opera per amore della Chiesa e del Papa. Ma ora che Sua Santità lo ha indossato mi aiuterà a ricordarmi sempre del Santo Padre”.     Quali erano i luoghi di Roma preferiti da don Alvaro? “Senz'altro la basilica di S. Pietro. Andava con frequenza a pregare a S. Pietro per il Papa e per la Chiesa, ricordando sempre con emozione l'arrivo a Roma del Fondatore dell'Opus Dei (che trascorse la prima notte in veglia di preghiera in un appartamento in piazza della Città Leonina, ndr). Inoltre, don Alvaro manifestava una profonda devozione verso i primi cristiani, per questo motivo nutriva una particolare simpatia verso le catacombe come luoghi di rilievo per la fede cattolica. Ricordava poi con piacere le passeggiate che fece ai Castelli, soprattutto durante i primi anni romani, in particolare a Castelgandolfo”.     Don Alvaro è stato un "uomo fedele" alla Chiesa e all'Opera ma anche un sacerdote molto umile. Nel 1983 dopo l'erezione dell'Opus Dei a Prelatura personale si scatenò una campagna diffamatoria. Come reagì di fronte alle calunnie? “S. Josemaria ci ha insegnato sempre, di fronte alle calunnie, a rispondere con un sorriso e mai con polemiche: ci diceva di pregare, comprendere e non sparlare mai di nessuno. Don Alvaro è stato anche in questo un esempio per tutti noi: nel decreto della S. Sede che dichiara l'eroismo con cui visse le virtù cristiane, si segnala che era “Uomo di profonda bontà e affabilità, capace di trasmettere pace e serenità alle anime. Nessuno ricorda un gesto poco cortese da parte sua, il minimo moto di impazienza dinanzi alle contrarietà, una sola parola di critica o di protesta per le difficoltà: aveva imparato dal Signore a perdonare, a pregare per i persecutori, ad aprire sacerdotalmente le braccia, accogliendo tutti con un sorriso e cristiana comprensione”. Era una persona che non si lamentava mai delle difficoltà che dovette affrontare nella sua vita, e che furono molte: problemi economici, malattie, sofferenze durante la guerra civile spagnola... Don Alvaro non solo non si lamentava ma non ne parlava nemmeno; anzi, gli piaceva dire che erano come “carezze” di Dio e di nostra madre Santa Maria”.     Sta per cominciare il Sinodo straordinario sulla famiglia: qual è stato il contributo di don Alvaro per difendere e promuovere la realtà familiare? “Amava con affetto speciale la famiglia e tutto ciò che le era legato: l'amore coniugale, la crescita dei figli, l'unità familiare. Per questo, non sorprende che una gran parte dei numerosissimi favori che tante persone hanno ricevuto attraverso la sua intercessione in tutto il mondo riguardino proprio la famiglia. Degli oltre 13.000 favori documentati arrivati alla Postulazione della sua causa di beatificazione, molti toccano l'ambito familiare: sposi che recuperano l'armonia coniugale, concepimento di figli a volte dopo anni di attesa, riconciliazione tra parenti in lite, nascite di bambini sani dopo diagnosi di malformazioni congenite... Nelle sue catechesi sulla famiglia in vari Paesi del mondo don Alvaro sottolineava come il matrimonio sia un'autentica vocazione alla santità e incoraggiava i coniugi a diffondere l'unità e l'indissolubilità del matrimonio, oltre a un'autentica generosità nel ricevere i figli che Dio dona. Non dubito che don Alvaro intercederà con grande efficacia dal Cielo affinché i lavori di questo Sinodo diano i frutti che Papa Francesco desidera al servizio della famiglia”.

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