Arresti e sequestri milionari ai danni dei consulenti legati al clan mafioso Fasciani del litorale romano. Vittorio Proteo e suo figlio Paolo Luigi, i due commercialisti che hanno curato gli interessi del clan, sono stati arrestati perché accusati di aver creato un’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di proventi derivanti da frodi fiscali. Tra i promotori dell’associazione ci sarebbero anche Massimiliano Isidori e Andrea Castrucci, due imprenditori che, dopo la misura cautelare, non potranno esercitare temporaneamente la loro attività. Nell’operazione condotta ieri dalla Guardia di Finanza sono stati coinvolti anche Domenico De Rosa, Loredana Scotti e Cinzia Cicalò: sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di firma. I risultati dell’operazione che ha portato le manette ai polsi dei due commercialisti, non impressiona solo per il numero degli indagati, ventitrè in totale, ma anche per il valore dei sequestri effettuati dai militari: tre yacht, un elicottero, sedici mezzi tra automobili e motociclette, oltre settanta immobili, più di duecento conti correnti e quote di quarantadue società per un valore complessivo di 55 milioni di euro. Il sistema scoperto dalla procura faceva capo a Vittorio Proteo. Era lui, secondo gli inquirenti, a disporre «direttamente del denaro provento di delitto», a organizzare operazioni bancarie che avevano come ultimo fine la possibilità di rendere immediatamente liquido il denaro «compiendo- si legge nell’ordinanza- operazioni atte ad ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa». Invece Paolo Luigi Proteo, già noto per aver affermato, durante il processo alle famiglie di Ostia, di aver curato la contabilità del 40% degli stabilimenti balneari del litorale capitolino, «metteva a disposizione la propria attività professionale di commercialista, curando le incombenze di registrazione e dichiarazione dei clienti che si avvalevano delle operazioni di riciclaggio di denaro». Il sistema era semplice. I 23 indagati proponevano a diverse aziende, da quelle che si occupano di sanità fino a quelle che operano nel ramo dei servizi funebri, l’inserimento in contabilità di fatture per operazioni mai realizzate, emesse da società appositamente costituite. A creare le false fatture ci pensavano Loredana Scotti, Cinzia Cicalò, Andrea Castrucci, Domenico De Rosa e Massimiliano Isidori. Grazie al trucco escogitato, la banda riusciva ad abbattere i ricavi da dichiarare al fisco, svuotando le società che avevano un importante fatturato e dando vita a un flusso monetario che veniva trasferito dalle società madri ad altre società cartiere. In questo modo era possibile riciclare il denaro prelevando soldi contanti da ridistribuire ai componenti del sodalizio criminale.
Elicotteri e yacht, in cella i consulenti dei Fasciani
In manette per riciclaggio due commercialisti. Sequestrati 55 milioni di euro di beni
