Torna nelle mani della Colari Guidonia Ambiente di Manlio Cerroni il tmb (impianto di trattamento meccanico biologico dei rifiuti) in fase di costruzione a Guidonia. Il tribunale del riesame di Roma ha revocato i sigilli alla struttura che sarebbe dovuta entrare in funzione il primo di settembre, ma che il 30 luglio scorso la procura di Tivoli aveva fatto sequestrare bloccandone così i lavori di completamento previsti inizialmente nel mese di agosto. Il tmb è destinato a ricevere e a separare i rifiuti indifferenziati di 49 comuni del bacino Aniene - Guidonia e nel 2010 un'apposita conferenza dei servizi aveva portato alla concessione dell'autorizzazione integrata ambientale per la sua costruzione da parte della Regione Lazio. Negli ultimi quattro anni i lavori sono andati avanti, poi il 31 marzo scorso è arrivato il colpo di scena: il Ministero per i beni e le attività culturali (Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggisti del Lazio) ha sostenuto che l’impianto avrebbe ricevuto all'epoca il via libera senza la preventiva acquisizione del proprio parere obbligatorio. Quella nota, fatta propria dalla procura e posta dal gip a fondamento del provvedimento di sequestro, ha anche portato dritto nel registro degli indagati l'ingegner Francesco Zadotti, amministratore unico della Colari Ambiente Guidonia. Peccato che, come ha scoperto il legale di Cerroni - il professor Alessandro Diddi - in realtà il Mibac sia stato all'epoca debitamente informato dalla Regione. Un documento scovato dala difesa Cerroni dimostra come il 10 marzo 2010 la Direzione Regionale Territorio e Urbanistica della Regione Lazio avesse comunicato proprio al Mibac «la conferma del parere favorevole espresso dalla conferenza dei servizi del 5 marzo 2010». In base alla legge, in un caso simile, il soprintendente è chiamato ad esprimere un parere entro il limite di 60 giorni dopo i quali si forma il silenzio assenso. Nessun parere contrario o favorevole all’epoca venne invece recapitato. Quando Diddi ha recuperato il documento si è precipitato in tribunale a Tivoli per sottoporlo alla procura, purtroppo per lui in pieno agosto. «Dopo il provvedimento di sequestro sono andati tutti in ferie», spiega l'avvocato. «Resta l'amarezza - aggiunge - che ci sia voluto oltre un mese un mezzo per ottenere giustizia e soprattutto che alla fine siano sempre le tasche dei cittadini che devono essere svuotate per ripianare gli errori altrui». Con l'impianto fermo, secondo un calcolo allegato alla memoria depositata dalla difesa di Cerroni, da settembre i 49 comuni interessati sono costretti pagare per il conferimento dei rifiuti in impianti diversi dal tmb di Guidonia 20.000 euro in più al giorno. «È per questo - annuncia al contrattacco Diddi - che oltre a chiedere alla procura di Tivoli di procedere contro tutti coloro che hanno alimentato con le loro denunzie questa vicenda ci rivolgeremo anche alla corte dei conti».
Dissequestrato l’impianto Tmb di Guidonia
L’opera torna a Cerroni che potrà terminare i lavori