Roma Capitale

«Sequestrati per non farci votare»

La testimonianza di due religiosi contro l’ex generale dei Camilliani

Lunga testimonianza ieri in Tribunale dei Padri Camilliani Rosario Messina e Antonio Puca, che il 13 maggio 2013, mentre ad Ariccia era in corso il capitolo chiamato a eleggere il superiore generale dell'ordine religioso, furono sequestrati per qualche tempo e trattenuti in una caserma della Guardia di finanza a La Rustica. Il sequestro, secondo l’accusa, sarebbe stato organizzato dal commercialista Paolo Oliverio (già condannato con tiro abbreviato a 4 anni e 8 mesi) per impedire che Messina e Puca partecipassero alle votazioni non essendo propensi a dare il loro voto a Renato Salvatore. Lo stesso ex superiore (dopo l’arresto il nuovo capitolo ha eletto il 18 giugno il brasiliano padre Leocir Pessini) è ora imputato davanti al Tribunale con tre finanzieri, Alessandro Di Marco, Marco Norgini e Danilo Bianchi per reati che a seconda della posizione vanno dal sequestro di persona alla corruzione al falso. «C’era la regia di Oliviero. Nei conciliaboli che precedettero la votazione - ha detto padre Messina - era noto che la mia preferenza andasse a padre Monks. E credo che questo fosse anche l'orientamento di padre Puca. Restammo in caserma tutto il giorno e quando facemmo ritorno ad Ariccia, le elezioni erano già avvenute: appresi che padre Salvatore era stato confermato nell'incarico per due o tre voti. Fu Oliverio, qualche giorno prima di quel 13 maggio, ad avvertirmi che sarei stato convocato dalla Finanza. Mostrai il mio disappunto perché avrei voluto partecipare alle elezioni - ha proseguito - ma lui mi disse che se non fossi andato rischiavo di essere arrestato dai carabinieri. E lo stesso avrebbe rischiato padre Puca. Oliverio mi anticipò che l'interrogatorio avrebbe riguardato la gestione dell'ospedale di Casoria, di cui ero direttore, e che certi giudici stavano indagando su di me perché forse avevo compiuto dei reati. Da altri seppi che non era vero». Rispondendo al pm Cascini, padre Messina ha spiegato di aver conosciuto «Oliverio nel 2012. Me lo presentò padre Salvatore dicendo che era l'uomo giusto per risollevare le sorti dell'ospedale che stava per fallire. Ma io avevo molti dubbi su come Oliverio gestisse la questione, non mi mostrava mai atti o documenti, mi sembrava poco concreto. Rimasi perplesso sulla sua sincerità e sulle sue capacità». Prossima udienza il 24 settembre.

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