Perizie che non coincidono e telefonate minacciose, comunicati di condanna e inviti a non farsi prendere dal panico: sugli scontri violentissimi che caratterizzarono il prepartita della finale di coppa Italia tra il Napoli e la Fiorentina la tensione resta sempre oltre il livello di guardia. Una vicenda dai risvolti drammatici che ha lasciato sul terreno un morto ammazzato (l’operaio di Scampia Ciro Esposito, deceduto dopo 53 giorni di agonia e numerosi interventi chirurgici resi necessari dal proiettile 7,65 che lo ha colpito al torace), due feriti lievi (Esposito e Fioretti, colpiti rispettivamente ad una mano e a un braccio) e un ferito molto grave (lo stesso Danielino De Santis, che subì la reazione dei supporters del Napoli all’agguato agli autobus su viale di Tor di Quinto e che è in attesa dell’ennesimo intervento chirurgico per evitare l’amputazione della gamba). Una vicenda su cui restano diversi punti oscuri e che potrebbe registrare una spinta in avanti nel nuovo incidente probatorio fissato dal Giudice per le indagini preliminari Giacomo Ebner per il prossimo mercoledì. Nelle prime due perizie (quelle stilate da due diversi pronto soccorso, quello del policlinico Gemelli prima e dell’infermeria del carcere di Regina Coeli dopo) delle coltellate che hanno colpito Danielino De Santis non c’era traccia; poi i segni dei fendenti che avrebbero colpito il corpo dell’ex ultras giallorosso (così come la ferita profonda, a forma di ferro di cavallo, sulla fronte dell’indagato) vengono invece messe nero su bianco nei documenti stilati dai medici dell’ospedale di Belcolle dove ìDanielino” è stato trasportato per motivi di sicurezza dopo la morte di Ciro Esposito. Una discrepanza evidente su cui i sostituti procuratori Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio vogliono vederci chiaro, tanto che hanno disposto l’acquisizione della cartella clinica di De Santis che è entrata così nel fascicolo del processo e hanno nominato un consulente che esaminerà gli atti e visiterà il presunto sparatore. Delle coltellate subite durante la reazione dei supporters del Napoli aveva parlato con i propri legali, gli avvocati Politi e D’Urso, anche lo stesso De Santis e la circostanza era nota alle parti già dall’incontro preliminare avvenuto prima dell’estate con gli esperti del Racis che avevano anticipato ad avvocati e magistrati gli esiti della maxi perizia consegnata agli atti solo la settimana scorsa. Perizia in cui si parla chiaramente di un coltello e di una bottiglia rotta su cui è stato rinvenuto materiale organico riconducibile all’ex ultras giallorosso. In un clima sempre più avvelenato intanto, il legale che cura gli interessi della famiglia di Esposito, l’avvocato Pisani, è stato raggiunto ieri da una telefonata di minacce in cui un uomo dal forte accento romanesco ha intimato il legale di lasciare stare De Santis: «ero in giro per un sopralluogo – racconta al Tempo Pisani – quando ho ricevuto una telefonata carica di insulti verso di me e verso la mia città in cui mi si faceva chiaramente capire che avrei dovuto lasciare stare il mio lavoro a tutela della famiglia del povero Ciro. C’è qualcosa che non va in tutta questa vicenda – dice ancora Pisani – e mi auguro che il clima migliori prima che la situazione diventi ancora più pericolosa. D’altra parte mi sarei aspettato un gesto di distensione da parte sia della società giallorossa che dalle istituzioni capitoline che invece non c’è stato. E come se in questa vicenda si volesse in qualche modo ammorbidire la posizione della Capitale». A Pisani è arrivata immediatamente la solidarietà dei due difensori di De Santis.
Perizie che non coincidono e minacce
La Procura ha sequestrato le cartelle cliniche di Danielino De Santis