Trentacinque anni, una banale frattura del setto nasale e un calvario ospedaliero che le è costato la vita. Secondo la procura si tratta di una responsabilità medica causata da Vincenza Spagnoli, il medico che anestetizzò Alessandra Rauci in occasione dell’intervento chirurgico a cui fu sottoposta, un’operazione che mirava alla riduzione della frattura delle ossa nasali. Adesso l’imputata è costretta a difendersi in Tribunale, accusata di omicidio colposo. Alessandra era morta l’ultimo giorno del 2009, dopo essere stata in coma 25 giorni, lottando tra la vita e la morte. Infatti, in seguito a un incidente stradale che le aveva causato la frattura del naso, era stata ricoverata al Policlinico Casilino, dove era stata operata. Doveva essere un semplice intervento chirurgico ma Alessandra, dopo essere stata sedata, non si era più risvegliata. Era entrata in coma e così era stata trasferita nel reparto di terapia intensiva, «per encefalopatia ischemica diffusa complicata da insufficienza pluriorganica su base settica». Gli inquirenti ritengono che l’anestesista non abbia individuato prontamente «un’efficace risoluzione della difficoltà respiratoria in cui versava la paziente, causando così un’eccessiva protrazione dello stato di ipossia cerebrale». Inoltre non venne effettuata una «tempestiva manovra di assistenza medica rianimatoria», un’operazione che avrebbe permesso «un rapido ripristino di una valida ossigenazione».
Va in ospedale con una frattura Muore in corsia
Trentacinque anni, una banale frattura del setto nasale e un calvario ospedaliero che le è costato la vita. Secondo la procura si tratta di una responsabilità medica causata da Vincenza Spagnoli, il...