Roma Capitale

Melilli: «Non sono il vigile urbano delle correnti»

Resa dei conti sulla sostituzione di due candidate nella lista per elezioni della Città metropolitana

Chi di spada colpisce... Se ogni post di facebook fosse un fioretto, ieri si sarebbero contati diversi feriti tra le fila del Pd, nella resa dei conti sulla sostituzione last minute di due candidate al nuovo Consiglio metropolitano per le elezioni del 5 ottobre. Una resa dei conti attesa ufficialmente per il 23 settembre alla direzione del Pd Roma convocata proprio ieri dal segretario capitolino Lionello Cosentino. E stavolta il segretario regionale Fabio Melilli, che già vanta precedenti sulla pasticciatissima elezione della presidente Lorenza Bonaccorsi, ammette di riflettere se "mollare". Il cambio a sorpresa di due nomi (Alessia Biocco e Chiara Cacciotti fuori, Francesca Marelli e Annamaria Perinelli dentro), nella lista votata dalla federazione regionale venerdì sera, infatti non è andata proprio giù a chi, comunque, crede non solo nelle regole ma al rispetto delle stesse. Il primo a sferrare un post al peperoncino, Ginaluca Santilli: «Dopo il lungo e acceso dibattito in direzione regionale si cambiano ancora le carte in tavola. Un caos calmo... Che succede compagno segretario Fabio Melilli?». A catena il commento del consigliere capitolino Pierpaolo Pedetti, «È assurdo...», e quello del vicesegretario del Pd Roma, Luciano Nobili: «Così chi voleva il capolista lo ha avuto. Nonostante il voto di una direzione. Incredibile». Un fatto da lui definito «una cosa furbesca». Melilli spiega che le due candidate in lista risultavano indisposte alla sottoscrizione della candidatura, quindi, onde evitare di presentare una lista di 22 candidati e non 24 con solo 5 donne e non sette, si è chiesto al «partito della provincia» di far rientrare le due candidate esclise perché il partito di Roma ha avuto 8 candidati e non 6. Una precisazione sottile e molto costruttiva considerato che il polverone si solleva da Roma e che è ancora tutta in forse la partita, delicatissima per il vicesindaco. Ignazio Marino, ricordiamo, è sindaco metopolitano di diritto ma dovrà scegliere un vice che, considerati gli impegni del primo cittadino della Capitale, sarà di fatto un "super vice". Questo forse il retroscena del modus operandi cannibalesco ormai tipico del Pd. «Il problema, senza prenderci in giro, non sono le due donne che sono state inserite - continua Melilli - il problema è che non si sono presentate le donne che ricoprivano in ordine alfabetico i primi due posti. Non credo sia stato un caso. Io mi assumo la responsabilità di non aver presentato una lista monca e con ancor meno donne di quante avevamo deciso di candidarne in direzione. Qualcun altro deve assumersi la responsabilità delle furbizie e delle lunghe discussioni sui significati politici dell’ordine alfabetico». E poi, duro: «Se al partito serve un vigile urbano delle correnti, sono pronto a farmi da parte, e ci sto seriamente pensando)». Poi l’intervento della Bonaccorsi: «È stata scritta una brutta pagina. Molto brutta. Io mi dissocio totalmente da tutto quello che è successo. Sono veramente avvilita. Ho presieduto una riunione con equilibrio, ho messo in votazione una lista. Due giorni dopo apprendo da una agenzia di stampa che la lista presentata differente da quella uscita dalla riunione. E tra tutti, nessuno che si è preoccupato di comunicarlo alla Presidenza del Partito». E il "gioco" è appena cominciato.

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