Ci sono mercati a Roma che hanno banchi chiusi anche da più di due anni. Gli operatori gettano i remi in barca a causa della crisi, ma restano proprietari di una licenza perché i Municipi, che non controllano come dovrebbero, non provvedono a revocarla. Così sulla carta quei banchi sono aperti nella realtà, invece, hanno le saracinesche abbassate. Nel frattempo il Comune non fa bandi nuovi, l'ultimo risale al 2008. È l’assurdo causato da un intreccio di norme, di competenze, di mancati controlli, con il risultato che decine di mercati rionali stanno morendo nell'indifferenza generale. Capita a Ponte Milvio, a Trionfale, a Testaccio, non importa quanto sia grande o importante quel mercato rionale e neanche dove si trovi. Solo a Trionfale ci sono decine di banchi sfitti con cartelli eloquenti «Vendesi» o «Affittasi». A Ponte Milvio tre banchi aspettano un nuovo proprietario da due anni. A Via Baccina (traversa di via dei Serpenti), mercato ristrutturato da poco di oltre trenta banchi, sta morendo con due soli superstiti, un macellaio e una frutteria. E ancora l'assurdo, la signora proprietaria della frutteria in quel mercato, dopo aver aspettato un anno per entrare in possesso di un banco ha chiesto di essere trasferita in un altro vuoto perché nel suo ci pioveva dentro. E' passato un altro anno ma nessuno le ha risposto. Ancora, al Quarto Miglio c'è rimasto un solo operatore, a Tor Pignattara ci sono banchi chiusi anche questi da anni così come a Igino Papa a Primavalle e a Piscine di Torre Spaccata. «Ci sono almeno cinquecento operatori nella Capitale – spiega Valter Papetti, presidente Anva - che hanno ancora in mano la licenza ma che non è mai stata loro revocata perché non ci sono i controlli e così né il Dipartimento commercio competente al rilascio della concessione del posteggio, né il Municipio che dà la licenza sono consapevoli del numero esatto dei banchi sfitti. Questa situazione va avanti da anni e continuiamo a denunciarla ogni giorno». Il motivo per cui poi licenza e posteggio vengano rilasciati da due enti differenti, quindi con un notevole dispendio di costi e di tempi, soprattutto per gli operatori, non si capisce. Ma il buco vero sta nei controlli. Una volta c’erano degli ispettori amministrativi addetti a verificare se la chiusura dei banchi dei mercati fosse un evento transitorio o permanente e a relazionare periodicamente su aperture e chiusure, l'ufficio è stato soppresso per motivi economici. Così come non esiste più quello preposto alla manutenzione straordinaria dei mercati, tagliato sempre per ragione di costi. La competenza di tutto ciò è passata ai Municipi che, neanche a dirlo, con le casse sempre vuote fanno davvero fatica a rendere conto della situazione generale del settore. L'altro mistero avvolge la mancanza di un bando ufficiale da parte del Campidoglio. La vecchia legge regionale sul commercio, all'art. 40, stabilisce che tutti i comuni del Lazio devono comunicare alla Regione almeno tre volte l’anno i posteggi disponibili all'interno dei mercati, per poter poi fare i bandi una volta «ufficializzati» dalla Regione i posti stessi. Il Comune di Roma non lo fa. Intanto gli operatori continuano a chiudere i banchi e dei 120 mercati censiti, forse presto non ne resteranno che meno della metà.
Mercati nel caos Banchi sfitti da anni licenze mai revocate
Per il Comune almeno 500 operatori sono al lavoro e invece hanno chiuso
