Basta insistere con Villa Torlonia, il museo della Shoah deve nascere all'Eur. La polemica che si trascina ormai da settimane si arricchisce di una nuova voce. È quella dei sopravvissuti che lanciano un appello firmato in questi giorni da molti esponenti della comunità ebraica. Il testo si apre con le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle la tragedia dei lager. C'è Sami Modiano, 84 anni, deportato a 13 anni in un campo di sterminio. "Voglio vedere il Museo della Shoah, mi sono rimasti pochi anni di vita - scrive -. Questa è la mia volontà e mi auguro che la destinazione Eur sia quella definitiva". C'è Giuseppe Di Porto che a 20 anni venne portato a Monowitz Buna-Auschwitz III. "Cammino pochissimo: la sedia a rotelle, due badanti e l'amore della mia famiglia mi aiutano ad andare avanti nella vita - rilancia -. Mio padre è morto ad Auschwitz assieme a molti parenti e amici. Ci è stato promesso che anche Roma, come tutte le maggiori capitali mondiali, avrebbe avuto il suo museo". "Da quel giorno - prosegue - molti di noi sopravvissuti non ci sono più. Non so quanto tempo il Signore mi ha ancora destinato. La notizia che potremmo avere la gioia di vederlo nascere nella zona dell'Eur tra qualche mese ha dato calore al mio cuore e alla mia mente". E ancora Piero Terracina: "Io credo che dovremmo mandare un segnale a tutta l'Europa e a tutto il mondo: questo segnale è l'inaugurazione del Museo della Shoah di Roma. Basterebbe cercare un'altra sede, che abbia una struttura già pronta e che richieda solo pochi lavori di allestimento". O il nipote di Giulio Amati, deportato da Roma nel febbraio del 1944 e morto ad Auschwitz, che dando voce al nonno scomparso scrive: "Ho tanti nipoti, ma non abbiamo avuto la reciproca gioia di conoscerci. Gli avrei anche potuto raccontare delle sofferenze e dei dolori che ho provato nei campi di sterminio, atrocità alle quali non sono sopravvissuto. Il museo della Shoah si deve fare e subito!!!" E poi Marisa di Porto (scomparsa 5 anni fa) e Angelo Di Porto, numero 18010, morto nel 1975 che, attraverso il nipote, chiede: "Fate subito il museo, non ci dimenticate". Testimonianze toccanti che raccontano più di mille dibattiti tecnico-politici il vero significato di questo luogo simbolico. "Le loro parole dicono tutto - si conclude l'appello -. La loro volontà è quello che conta. Ai sopravvissuti in vita, a quelli purtroppo scomparsi e a tutti i nostri fratelli morti nei lager nazisti, noi dobbiamo il museo della Shoah di Roma. Il progetto di Villa Torlonia è purtroppo qualcosa che mai avrà luce, un progetto fermo senza che sia stata posata neanche la prima pietra. Un progetto destinato a rimanere tale. Non possiamo aspettare, non vogliamo aspettare. Sì al museo della Shoah zona Eur". Le firme sono già numerosissime. Giorni fa, parlando del progetto, il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici spiegava: "Io farò quello che chiederanno i nostri sopravvissuti, al di là di quello che vogliono dirci le regole della burocrazia e l'opportunità politica, nel rispetto certamente anche del lavoro fatto da tanti". Sono trascorsi 10 anni da quando si è cominciato a parlare del museo della Shoah. Forse è giunto il momento di passare dalle parole ai fatti.
L'appello dei sopravvissuti: "Il museo della Shoah subito all'Eur"
Raccolta di firme per chiedere la realizzazione di un luogo simbolo di cui si parla ormai da 10 anni
