Roma Capitale

Il Convitto saluta Fatovic: ci mancherai

Il rettore va in pensione dopo sei anni «intensi e di grandi trasformazioni» Dal liceo cinese a quello sportivo, la scuola di Prati è diventata d’eccellenza

Non sarà una cerimonia degli addii: «Preferisco dirvi arrivederci». Così Emilio Fatovic, rettore, anzi rettorissimo, del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II concluderà domani mattina in Aula magna il suo discorso di saluto a docenti, studenti ed ex, amici. Fatovic va in pensione. Fino all’ultimo ha sperato (e con lui tutto il Convitto) di poter procrastinare ancora di un anno la sua uscita. Niente da fare per via della legge 114 (11 agosto 2014) e cioè la Riforma della Pubblica Ammnistrazione. E dunque dal 1 settembre passerà a un altro dirigente il timone del Convitto che nei sei anni dell’era Fatovic è diventato la più ambita tra le scuole romane. Lui ha incassato. Ha la scorza dura dei profughi (è figlio di padre croato e madre italiana e da profugo ha scelto l'Italia) è combattivo ma un po’ dispiaciuto. Lo dicono i suoi collaboratori più stretti che in questi giorni hanno continuato a lavorare con lui per preparare al meglio il rientro in classe per i circa 1918 alunni del Convitto di Piazza Montegrappa. Il Convitto ce l’ha sempre avuto nel sangue. «Quando ero convittore nel Convitto Nazionale di Cividale del Friuli nel 1960 e facevo la 5^ elementare ho sognato di arrivare a essere Rettore». Quasi un predestinato. Ha continuato a studiare nei Convitti per 11 anni poi è diventato educatore, poi vice Rettore incaricato, docente di Diritto ed Economia nella scuola superiore, per poi approdare alla carriera di Rettore Dirigente Scolastico. È arrivato a piazza Montegrappa nel 2008 (dopo aver vinto il concorso nel 2005) ed è stata subito rivoluzione. Ha convocato, novità assoluta, un collegio docenti integrato cioè con la rappresentanza di tutte la figure professionali, e ha cominciato a parlare di mission e vision . «Fu un esordio prorompente,vulcanico - dice ora la prof Giovanna Angelosante vicario per le scuole - Presto ci fu chiaro cosa fosse la vision di Fatovic e cioè quel processo di internazionalizzazione che è poi diventato il fiore all’occhiello del Convitto. Il primo anno con l’apertura verso l’Europa, e poi l’avventura cinese con l’istituzione della prima classe del liceo scientifico con indirizzo cinese». Fatovic la ricorda così: «Nel 2009 fu mio figlio Alessandro, General Manager a Pechino, a ispirarmi l'idea della istituzione di un liceo internazionale a opzione lingua cinese. Grazie anche alla fiducia accordataci dal Direttore Generale dell'USR per il Lazio Maddalena Novelli,dal prof Federico Masini della Sapienza e dall'Istituto Confucio. Così alla presenza del Ministro della Pubblica Istruzione e dell'Ambasciatore cinese, partì la splendida avventura». Quest’anno la prima classe di cinese ha concluso i cinque anni. Il Liceo Scientifico internazionale con opzione Lingua cinese è unico in Italia perché si studia anche la cultura cinese e ha avuto il riconoscimento di «Aula Confucio». Con il Liceo Classico Europeo e i Licei interni Classico, Scientifico e Coreutico (ubicato all’Accademia di Danza) l'internazionalizzazione ha avuto una crescita esponenziale. Come se non bastasse l’ampliamento dell'offerta formativa è poi proseguito con la realizzazione del Liceo Scientifico a opzione sportiva, partito con un rapporto di convenzione con il CONI (i ragazzi utilizzano le strutture sportive del centro «Giulio Onesti»). Anche questa volta il Convitto ha fatto centro. E le liste d’attesa di chi vorrebbe entrare si allungano. Gettonatissimi primaria, secondaria di primo grado e i sei licei. «Per la prima classe dello scientifico abbiamo avuto oltre cento richieste per 25 posti a disposizione» fanno sapere dalla scuola. «Non è un rettore facile da sostituire» sottolineano al Convitto e non si tratta di piaggeria. In crescita pure le domande per i convittori (la peculiarità del Convitto è la residenzialità e la semiresidenzialità) nella tipologia classica dello studente fuori sede, a cui si aggiunge lo studente straniero e quelli romani che vogliono fare esperienza convittuale. «Siamo tutti molto dispiaciuti - dice la prof Angelosante - perché sappiamo quello che perdiamo. C’è sgomento per l’ignoto. Ma così è». Domani ci saranno molti occhi umidi.

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