Una cosa così, non l’avevo ancora mai vista. A Magliana i nomadi sono dap-per-tut-to. E pensare che la bonifica dei primi 1.600 metri della pista ciclabile, nel tratto davanti all’ex scuola Otto marzo (ancora occupata!) fino a via Pian Due Torri, nel progetto del parco fluviale Tevere sud che sarà completo a settembre, doveva sgomberare il campo alle favelas. E invece sono risorte a qualche metro di distanza. E mai così fitte. Tendopoli, baracche, roulotte. I rom hanno espugnato anche un casotto in muratura, trasformato in fortino, all’angolo con via della Magliana, all’altezza della scuola Quartararo, bruciata e chiusa dopo mesi di incendi. Magliana è di nuovo sotto assedio. Il popolare e popoloso quartiere è finito nella mappa dei 100 luoghi del degrado censiti da Il Tempo, nel viaggio da un capo all’altro della città, che ha scovato gli insediamenti abusivi nascosti. Ecco cosa abbiamo trovato ieri pomeriggio, nell’ultima tappa di un tour che continua. Si è ripopolato il viadotto sotto la rampa dell’imbocco della Roma-Fiumicino, dove nel settembre scorso, era stato accoltellato e ucciso un rom. Pessimo biglietto da visita per i turisti che, sbarcati all’aeroporto di Fiumicino, si recano in taxi negli hotel del centro (Tridente escluso!) passando per via della Magliana. Vista di cui farebbero a meno i romani. Peggio ancora per i residenti che preferirebbero «un’isola ecologica di vecchi frigo e lavatrici, purché controllata» a «materassi e lerciume degli accampamenti rom» ribatte Carla Esposito, presidente del comitato cittadino Amici del Tevere-Magliana. Ma a quasi un anno di distanza dalla manifestazione in cui il quartiere scese in strada per protestare, dopo l’omicidio del giovane romeno, «nulla è cambiato - sentenzia - tra sgomberi e ritorni, siamo di nuovo circondati». Via vai di zingari come formiche sul ponte che da via della Magliana porta all’Eur. Favelas nascoste tra la vegetazione sotto il ponte sul Tevere, sul lato destro, per chi in auto è diretto all’Eur. Dallo stesso punto di osservazione, baracche e tende sugli argini del Tevere anche lungo (ma sotto) la pista ciclabile, che riprende, spezzata dall’arteria a scorrimento veloce, in direzione Tor Di Valle, dove ad agosto 2007 fu ucciso il ciclista Moriccioli per un cellulare. All’ingresso, ieri pomeriggio c’erano anche le "vedette". Donne, vecchi e ragazzi su materassi luridi, e sedie, messi a guardia dei tesori, «proventi di furti con scassi, nelle nostre case, dove ci portano via anche i ricordi» ne sono convinti i residenti. Treni di baracche nella viuzza a senso unico, via del Cappellaccio, che conduce a via Ostiense. Contarle è impossibile, talmente sono appiccicate. Malcelate dalla pur fitta vegetazione, costeggiano la strada, una rampa con una curva a gomito lungo qualche centinaio di metri. E una volta immessi su via Ostiense, se la percorri al contrario per tornare indietro, incontri un altro gigantesco accampamento. La grande bellezza e la grande bruttezza. È uno scenario a due velocità quello che si trovano davanti agli occhi gli automobilisti sul viadotto. I faraonici campi da tennis e da calcio, che si susseguono fino al rottamatatore, per chi percorre il viadotto dall’Eur in direzione Magliana. Ma lo scenario cambia appena si arriva all’altezza della pista ciclabile, che corre sopra il fiume, che si interrompe a via Pian Due Torri. È questo il tratto di 1.600 metri rinnovato, che fa parte del parco Fluviale Tevere Sud, che sarà completato a settembre. Una lingua di asfalto per le biciclette, divisa in due da una mano di bianco centrale, con affaccio su sponde del "biondo" finalmente linde, con viottoli, vasche di vegetazione depuratrice e fontanella. Trasformati «in servizi per i rom, che vi si recano a prendere l’acqua con le taniche sui carrelli dai vicini accampamenti, ed ecco spiegato il via vai» racconta Claudio Di Chiara, un altro residente del Comitato.
Magliana assediata dalle favelas
I nomadi sono dappertutto. E pensare che la bonifica dei primi 1.600 metri della pista ciclabile doveva sgomberare il campo alle favelas
