Roma Capitale

La crisi affonda il porto Chiuso un negozio su due

Prezzi d’affitto alle stelle, serrande abbassate resistono solo bar e ristoranti

Serrande abbassate e vetrine vuote. Benvenuti al Porto Turistico di Roma. La crisi economica non ha risparmiato i negozi situati all’interno della struttura lidense posta alla fine del lungomare di ponente e, anche in piena stagione estiva, l’immagine di quella che dovrebbe essere una «vetrina» della città di Ostia è desolante. Il chilometro di attività commerciali che sorge al suo interno, sull’area pedonale, è tristemente minato da cartelli «affittasi» e «vendesi». Su settantuno locali, trentadue risultano chiusi, quasi uno su due. Un dato inquietante che merita una riflessione. Tra le attività ancora «in vita», resistono i bar, i ristoranti e qualche negozio di abbigliamento. Ecatombe, invece, per le agenzie di compravendita di natanti, per i negozi di souvenir e per alcuni rivenditori di vestiario «griffato». Tra le novità, ecco spuntare un locale nel quale è possibile acquistare cibo e bevande dai distributori automatici a qualunque ora del giorno e della notte. Il quarto «point» di questo tipo a Ostia. Chi, temerario, ama il rischio, può provare ad investire qui con spese di locazione non altissime. Chiamando un po’ di numeri telefonici affissi alle vetrine, abbiamo constatato che il prezzo per l’affitto di un locale di circa sessanta metri quadri oscilla tra i mille e i milleduecento euro. Duemila se si decide di esagerare e di puntare ad un negozio di circa centotrenta metri quadri. Contratti commerciali di sei anni più sei. Ovviamente, tra i proprietari delle mura «sul mercato», nessuno si sogna di ammettere che la chiusura della precedente attività sia dovuta a problemi legati alla crisi economica o all’affluenza, sempre più scarsa, di persone all’interno del Porto Turistico. Tra le risposte più utilizzate segnaliamo «Ci siamo trasferiti da un’altra parte perché stiamo crescendo e lo spazio non era più sufficiente. E sono accorsi problemi non riguardanti l’attività che ci hanno costretto a chiuderla». Di pochi clienti e casse vuote nemmeno un accenno. Intanto qualche verità arriva da chi, con grande fatica, continua a provarci. «Non mollo ma continuare mi costa grande impegno e sacrificio. - dichiara la titolare di un negozio di abbigliamento – I compratori sono sempre meno, anche se cerco di abbassare i prezzi al minimo. Non so quanto ancora riuscirò ad andare avanti». «L’affluenza è troppo bassa, - aggiunge un altro commerciante – siamo troppo lontani dal centro cittadino». Mentre dal Municipio ci informano che il Porto non rientra tra le location della manifestazione «Ostia Mon Amour», dai banchi della locale opposizione, il consigliere forzista Cristiano Rasi punta il dito contro la pedonalizzazione serale del lungomare voluta dall’attuale maggioranza. «Una decisione miope che ha definitivamente messo al tappeto alcune aree commerciali della nostra città. Il Porto Turistico di Roma è una risorsa che andrebbe sfruttata in tutt’altro modo, rendendola centrale e non lasciandola abbandonata nella periferia, non solo logistica, di Ostia».

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