Un polo di eccellenza della sanità, il primo centro di produzione del sangue nel Lazio in grado di creare e lavorare direttamente più di 22mila sacche l’anno, grazie ai 17mila donatori che quasi garantiscono l’autosufficienza dell’intera attività. La produzione di emocomponenti del Policlinico Umberto I, a Roma, non conosce davvero paragoni: eppure, con un decreto già approvato, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha disposto la chiusura dei locali dove i volontari si recano ogni giorno e dove migliaia di pazienti si sottopongono alle regolari trasfusioni. «Per noi si tratta di un vero e proprio incubo – commenta Enrico Maccari, presidente dell’associazione di volontari Ad Spem -. Anche in qualità di paziente talassemico, sono molto preoccupato per la decisione di trasferire l’attività di produzione degli emocomponenti nei cinque centri trasfusionali individuati dal Centro Regionale Sangue. Da oltre un anno presiedo e rappresento l’associazione di donatori di sangue con sede al Policlinico Umberto I e con 17mila associati attivi. Ad oggi quello che è il primo centro ematologico del Lazio – spiega Maccari – provvede in modo eccelso alle necessità di tutti i pazienti ai quali fornisce e trasfonde sangue dopo solo due giorni dalla sua produzione e lavorazione, mantenendo un’altissima qualità di prodotto e di terapia trasfusionale. In base a questo decreto, effettivo dal 2015, il centro dovrà essere chiuso in quanto i locali dove vengono prodotte le sacche non sono a norma. Eppure non c’è stato alcun confronto con le associazioni che quotidianamente vi lavorano e nonostante la recente ispezione al Policlinico, Zingaretti ancora non si è degnato di rispondere alle nostre lettere». Tutto questo, nonostante la struttura abbia già predisposto la consegna dei nuovi locali, grandi 600metri quadri, entro il prossimo ottobre. Tutto questo, nonostante i 17mila donatori l’anno. E nonostante l’efficienza di un personale con esperienza trentennale. Ieri mattina, 8 agosto, sono stati ben novanta i donatori che in appena quattro ore, dalle 7 alle 11, si sono seduti nelle quattordici postazioni della sala. «Perché mai cambiare una squadra che ad oggi funziona in modo impareggiabile e creare disagi a pazienti "problematici" a fronte di una situazione di incertezza e di rischio? – si chiede Gianluca Ciccia, presidente dell’associazione "Gocce di vita per la talassemia" -. L’Umberto I riesce a trasfondere in tempi brevissimi sangue prodotto in sede da donatori certi e fidati. Abbiamo già vissuto lo spettro di sangue danneggiato e non controllato. Ora dobbiamo rivivere l’incubo di farci lavorare sacche magari dal San Filippo Neri, già in passato al centro di una cattiva gestione del sangue?». «Il centro trasfusionale dell’Umberto I, riferimento regionale, continuerà la sua attività con le stesse prestazioni di prima, se non maggiori – assicura il direttore generale del Policlinico, Domenico Alessio -. È questo il senso del recente confronto con il presidente Zingaretti, a margine dell’inaugurazione del reparto di degenza a gestione infermieristica. I lavori di adeguamento della struttura saranno completati come previsto ad ottobre e desidero rassicurare i pazienti, le associazioni dei donatori e gli operatori sanitari dell’ospedale. Sarebbe d’altro canto impensabile un declassamento del nostro centro trasfusionale, che resta nei fatti un polo catalizzatore di una domanda che non troverebbe risposta altrove».
Umberto I, la Regione chiude il centro trasfusioni
Se il decreto non verrà modificato la lavorazione delle sacche sarà trasferita
