Roma Capitale

Chiedevano mazzette ai ristoratori. Caccia agli altri ispettori corrotti

Per intimorirli comparavano la quantità di pasta acquistata ai redditi dichiarati. Gli arrestati potrebbero non essere i soli infedeli all’Agenzia delle Entrate

Continua su più fronti l’indagine legata alle presunte mazzette riscosse da due ispettori dell’agenzia delle entrate: se da una parte gli inquirenti continuano a spulciare tra le carte sequestrate durante le perquisizioni ai danni di Giuseppe Costantini e Gian Pietro Giliberti (mentre per sapere cosa è contenuto nei dispositivi elettronici prelevati dagli uomini del Gico della finanza bisognerà aspettare settembre, quando i periti consegneranno le relazioni disposte dalla Procura) e a verificare le nuove denunce depositate da altri ristoratori dopo gli arresti di martedì scorso, dall’altra gli inquirenti stanno tentando di capire se il gruppo che usava il "metodo Costantini" comprenda anche altri ispettori infedeli, oltre ai due finiti a Regina Coeli su disposizione del gip D’Alessandro. Il fatto che altri ristoratori siano andati a raccontare le proprie disavventure alle fiamme gialle dopo gli arresti infatti, fa pensare ad un sistema collaudato che potrebbe avere attirato anche altri esponenti dell’ufficio (anche se durante l’indagine lampo l’agenzia delle entrate ha dato il suo appoggio agli investigatori) nel giochino della grammatura della pasta che avrebbe consentito ai (finora) due indagati di ricevere bustarelle in cambio di sconti su multe non dovute. Un giochino semplice nella sua cornice che, secondo l’ipotesi accusatoria, prevedeva una fase preparatoria (il finto controllo fiscale effettuato comparando il quantitativo di pasta acquistato durante l’anno con la dichiarazione dei redditi), una fase tesa a impaurire il ristoratore (secondo quanto emerso dalle indagini e dalle dichiarazioni dello stesso imprenditore, i due indagati avrebbero minacciato una multa da oltre un milione di euro, poi scesa magicamente a poco più della metà) e, infine, la vera richiesta di denaro che, nell’occasione venuta fuori la settimana scorsa, prevedeva un "saldo" di 7 mila euro per ogni ispettore a fronte di ogni 100 mila euro fatti sparire dal verbale. Sconti che, però, a sentire le intercettazioni, potevano arrivare al massimo fino alla soglia dei 140 mila euro altrimenti - raccontavano Giliberti e Costantini - il loro capo aerea si sarebbe messo di traverso. I legali dei due indagati, hanno comunque presentato domanda di scarcerazione al tribunale del riesame: richiesta che ha visto il parere negativo del pm titolare dell’indagine, Mario Palazzi.

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