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"Bando pubblico per il Valle No a un altro carrozzone"

Mauri-Sturno: "Il Teatro di Roma non è la soluzione giusta"

"Bando pubblico per il Valle No a un altro carrozzone"

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Hanno calpestato il prestigioso palcoscenico del teatro Valle di Roma nel 2010, portando in scena «L’Inganno», adattamento italiano di «Sleuth», testo di Anthony Shaffer. Fu un grande successo. Poi è arrivata l’«okkupazione», durata più di tre anni, che ha trasformato il più antico teatro della Capitale in un laboratorio che pur portando in scena spettacoli autoprodotti dagli «abusivi», ha fatto presto dimenticare i numeri che un’accoppiata come Glauco Mauri e Roberto Sturno fecero registrare pochi mesi prima. Gli stessi, che avevano inizialmente visto con simpatia l’azione degli occupanti, oggi la pensano diversamente.

 

Perché avete cambiato idea sull’occupazione del Valle?

Sturno : «Avevo intravisto delle possibilità artistiche in un momento in cui per i giovani che hanno idee e progetti è sempre più difficile affermarsi. Poi è degenerato. Mi è sembrato tutto poco trasparente. Credevo fosse un modo per richiamare l’attenzione sui problemi che sta vivendo il teatro oggi. E poi, tre anni, credo sia durata un po’ troppo».

 

Lei, invece, da cosa è stato deluso?

Mauri «Da parte mia all’inzio c’è stato un moto di comprensione che superava anche i limiti dell’illegalità. Mi riferisco all’occupazione di una struttura pubblica come il Valle, naturalmente. Rispetto l’idea dei giovani di costruire un teatro del domani, rispetto chi porta in scena spettacoli particolari...»

Sturno : «Non certo chi utilizza un teatro come il Valle per proiettare le partite dei mondiali di calcio».

 

Il 10 agosto gli occupanti dovrebbero andarsene. Le rassicuazioni del Campidoglio su un loro coinvolgimento, tutto ancora da definire, nel Teatro di Roma, pare li abbia convinti a lasciare la struttura. C’è del buono nel lavoro svolto da quei ragazzi tanto da dare continuità all’impresa o dietro all’occupazione c’è una regia che li ha guidati fino al Teatro di Roma?

Sturno : «Non credo ci sia stato un disegno volto a fare gli interessi degli occupanti. Anzi credo che siano state fatte cose buone che non devono andare perse»

 

È d’accordo con Sturno?

Mauri : «A settembre, se non sbaglio, andrà in scena il Macello di Giobbe di Paravidino, la prima vera produzione del Valle occupato. Sarò tra gli spettatori perché ho sentito cose buone su questo lavoro. Ma un teatro come il Valle merita di certo un suo cartellone strutturato e di qualità che coinvolga un pubblico ampio. Chi ama la cultura dovrebbe offrire vaste possibilità».

 

E magari riempire il teatro...

Sturno : «Al Valle sono stati fatti spettacoli ma il numero degli spettatori era limitato a loro, alle conoscenze degli occupanti. Il teatro deve superare certi limiti culturali perché è anche impresa. Mi chiedo ora chi rigenererà il pregresso del Valle, gli incassi che sono andati persi».

 

Il Teatro di Roma, a quanto pare...

Sturno : «Ho il sospetto che si finirà per accollare tutto ai cittadini».

 

La convince il Teatro di Roma?

«Non mi convince il modello messo a punto da Peter Stein, con un gruppo di attori fissi obbligati a una preparazione triennale. Credo molto in Stein ma non so se ce la farà a gestire questa situazione»

 

Lei, Mauri, crede che il Valle al Teatro di Roma sia la soluzione giusta?

Mauri : «No, perché sono sempre stato contrario alla dittatura dei teatri stabili. Trovo che sia democraticamente più giusto dal punto di vista sociale e anche politico arrivare ad un bando pubblico che possa garantire qualità e competenza».

 

Da un punto di vista politico, ha detto?

«Sì, anche politico, ha capito bene. Dare la possibilità ai privati e alle compagnie che si occupano di teatro significa dare autodifese certe»

Sturno : «Di sicuro ci si mette al riparo dal pericolo di ritrovarsi poi davanti ai soliti carrozzoni».

 

Cosa vale il Valle per il Teatro di Roma?

«I suoi 660 posti valgono il circuito nazionale da cui, ad oggi, sarebbe tagliato fuori (il decreto Cultura del ministro Franceschini prevede almeno 1500 posti, ndr)».

 

Che significherebbe poter accedere ai contributi statali, una manna per un ente come il Teatro di Roma che non se la passa proprio bene... Come ha gestito il Comune l’«affaire Valle?

«Nella vicenda dell’occupazione, che, ripeto, doveva finire due anni e mezzo fa, ho visto solo lassismo da parte delle istituzioni. Poi il Comune ha trovato il modo di mettere d’accordo le parti».

 

È così, Mauri?

Mauri : «La città ha bisogno del suo teatro più prestigioso. La speranza è che torni ad essere il teatro di tutti i romani ».

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