Roma Capitale

Pronti ad occupare se il reparto non riapre

I sindacati chiedono un confronto e i pazienti sono costretti a emigrare

Roma. Cento giorni e nessuna risposta e per vedere riaperta la Medicina Nucleare del Sant'Eugenio si prepara l'occupazione. A dare un'accelerata per conoscere le sorti del reparto con alle spalle quarant'anni di onorato servizio, chiuso ad aprile a causa di una serie di problemi legati a certificazioni e permessi, è il segretario regionale della Uil Fpl Roma e Lazio, Paolo Dominici, che in questi giorni ha fatto partire una lettera indirizzata al direttore generale della Asl Roma C, Carlo Saitto, con la richiesta di convocare un tavolo urgente sulla faccenda cui prendano parte tutti gli interessati per fare luce sullo stato dell'arte. L'alternativa, nel caso in cui l'appello cada nel vuoto, è quella di passare alle vie di fatto e di piazzarsi di fronte alle porte sbarrate da tre lunghi mesi. «Abbiamo bisogno di un immediato confronto sul futuro di Medicina Nucleare - dice Dominici - . Quanto tempo deve ancora passare prima di sapere qualcosa in più? Vediamo di comprenderci con i dati, che tra l'altro i vertici dovrebbero conoscere molto bene. Qui si fa un'attività di diagnostica tradizionale a cui si aggiungono le alte specialità come la Gamma camera, che trova impiego in molti settori tra cui quello della ricerca diagnostica e delle patologie tumorali. Prima della sospensione c'erano tre posti letto per un totale di 150 ricoveri annui». Un'attività importante come dimostrano i numeri tra personale impiegato e servizi svolti. Scendendo nel dettaglio nell'ospedale capitolino operavano in quel reparto 18 unità, tra cui 4 medici specialistici, 1 coordinatore infermieristico, 4 infermieri, 7 tecnici e 2 ausiliari. In un anno i lavoratori effettuavano una mole di lavoro di tutto rispetto: si parla di 3.500 scintigrafie, 4.500 visite, 5.500 MOC, 16.000 RIA (dosaggi radioimmunologici). Numero importanti che sottolineano il valore del lavoro fatto, tra le altre cose spiegato con dovizia di particolari sul sito istituzionale dell'Azienda sanitaria, in cui però non si fa menzione del problema attuale ma al contrario si continuano a dare tutte le specifiche necessarie per poter accedere ai servizi forniti, ritiro referti e pagamento ticket, oggi congelati in attesa degli eventi. Certo le brutte notizie non sono arrivate per niente, visto che l'assenza di quanto necessario per legge non è cosa di poco conto e la Regione Lazio è intervenuta per cercare di sanare una situazione potenzialmente pericolosa che si trascinava da tempo promettendo di risolvere per quando cadono le foglie, ma le domande oggi non sono legate al solo cronoprogramma. «Il progetto della nuova Medicina Nucleare che ci è stato presentato, tempi permettendo, prevede operative 2 sole sezioni di gamma camere contro le 5 precedenti con spazi fisici ridotti all'osso: si passa da 750 metri quadrati a 260. Come si pensa di collocare i macchinari, tra l'altro efficienti? Si tratta dell'ennesimo investimento inutile ed inadeguato? Dove sono i vantaggi per i pazienti? - conclude Dominici - E' evidente che se non si interverrà immediatamente dando risposte precise e puntali non ci sarà altra alternativa per noi. Saremo costretti ad occupare il reparto». Intanto i disagi maggiori sono chiaramente per gli utenti, costretti a traslocare in altre sedi per poter fare gli esami necessari prenotati da tempo.

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