Roma Capitale

Tac rotta al Grassi. Caos a radiologia

Silvia Mancinelli Un reparto di radiologia senza Tac. Pazienti ricoverati costretti a spostarsi in ambulanza da un ospedale ad un altro per usufruire del macchinario – con tutte le spese che un...

Un reparto di radiologia senza Tac. Pazienti ricoverati costretti a spostarsi in ambulanza da un ospedale ad un altro per usufruire del macchinario – con tutte le spese che un trasferimento simile comporta – e trecentomila tra residenti e turisti ai quali non resta che rivolgersi a strutture private in caso di emergenza. Succede al Grassi di Ostia, dove da giovedì alle 19 anche la seconda macchina per eseguire la Tac è inutilizzabile a causa dell’usura di un tubo. Un guasto più che giustificato, considerando che da oltre due mesi lavorava a pieno regime per sostituire l’altra rotta. «Ricordiamo che il reparto di Radiologia dell’ospedale lidense effettua circa dodicimila Tac ogni anno – conferma Giuseppe Conforzi, segretario aziendale UIL-FPL e coordinatore della stessa divisione - con una popolazione di un territorio, che in estate triplica le presenze, questo disagio rappresenta un vero e proprio dramma. Le due macchine presenti nel reparto ormai sono obsolete, vecchie di dieci anni. Le continue riparazioni comportano spese enormi e durano quattro, cinque giorni al massimo. I materiali sono usurati e converrebbe investire per acquistare nuove Tac. Al direttore generale proposi anche il trasporto al Grassi della macchina che abbiamo nel poliambulatorio di via Vaiano, utilizzata al decimo delle sue possibilità: è nostra e non ci costerebbe nulla, ma non ho ottenuto risposta. La prima Tac la ripareranno lunedì prossimo, mentre per la seconda chissà quanto dovremo aspettare per la sostituzione del tubo. Questo era un problema risolvibile da tempo, e invece oggi ci ritroviamo senza strumenti per garantire ai pazienti un servizio fondamentale. Non sarebbe il caso di investire sulla tecnologia, magari risparmiando sulle consulenze?». È recente, infatti, la polemica sugli oneri da centomila euro pagati a un igienista esterno dal direttore generale del Grassi poco tempo fa. «Una mossa immorale – la definisce Conforzi – specie in questo momento di crisi in cui non si hanno i soldi per sostituire macchinari impossibili da riparare. Alla fine siamo noi, che lavoriamo nel reparto, a dover assistere alla disperazione di malati oncologici con l’urgenza di fare una Tac, o di cittadini ai quali non rimane che rivolgersi a strutture magari lontane per l’esame convenzionato. Ma poi, avete idea di quanto costi alle casse pubbliche un trasferimento in ambulanza ad altri ospedali di pazienti già ricoverati e poi destinati a tornare, finito l’esame? Uno spreco assoluto, ancora più grave alla luce di consulenze pagate a peso d’oro».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.