Fiumicino dice sì alle coppie di fatto ed approva la mozione che istituisce il registro delle unioni civili. Una decisione che affianca la città di Fiumicino agli altri 150 Comuni italiani che hanno già accolto le coppie non legate dal vincolo del matrimonio. Una novità che rivoluziona il modo di vivere di una città che si apre ai diritti delle coppie, a prescindere dal loro sesso. In Italia sono circa 12 milioni le persone legate da una relazione stabile senza essere sposate. Questo vuol dire che il 20% circa della popolazione italiana convive. Quali effetti giuridici comporta l’istituzione di un registro delle unioni civili all’interno di una coppia, lo abbiamo chiesto a Benedetta Ciampa, avvocato di Rete Lenford – avvocatura per i diritti dei LEGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali Transessuali e Intersessuali). «Dal punto di vista sociale e morale – spiega Ciampa - l’approvazione della mozione rappresenta un enorme passo avanti. Che però non comporta cambiamenti radicali dal punto di vista legislativo o politico. Il registro delle unioni civili è un riconoscimento a livello locale. Se il Comune di Fiumicino ha fatto cose specifiche particolari non lo so, posso solo dire che le legislazioni locali devono sempre essere emanate nel rispetto delle legislazioni nazionali. In Italia in questo momento non esiste alcuna legge che riconosca il matrimonio tra persone dello stesso sesso o anche le sole coppie di fatto. I diritti discendono più che altro dal fatto di appartenere al medesimo stato di famiglia». Non si tratta dunque di un vero riconoscimento della relazione tra la coppia convivente ma del riconoscimento dei diritti di persone che convivono nello stesso stato di famiglia. Ad esempio il diritto di subentrare nel contratto di locazione se il convivente muore. Per i consiglieri di SEL Angelo Petrillo ed Antonio Bonanni, promotori e firmatari della mozione invece, l’istituzione di questo registro è molto di più. «Finalmente chi condivide le stesse mura domestiche, si ama o semplicemente assiste l’altro avrà l’opportunità di veder riconosciuti gli stessi diritti di una coppia legata dal vincolo del matrimonio» hanno dichiarato dopo l'approvazione. Dello stesso parere è il sindaco Esterino Montino. «L’atto compiuto in Consiglio comunale – ha dichiarato – è un atto di civiltà che ci fa fare un passo avanti su un tema che, non solo esiste, ma su cui siamo profondamente in ritardo e su cui lo stesso Stato italiano è in ritardo rispetto ai Paesi democratici del mondo. Per fortuna le fasi della Storia, cambiano. Nel resto del mondo non solo si discute di registri delle unioni civili ma addirittura di matrimoni fra persone dello stesso sesso. Questa mozione, che è un atto di indirizzo, ci impegna a rivedere il Regolamento con tutti gli accorgimenti del caso». Per l’opposizione invece si tratta di un tema importante che però andava affrontato dopo aver risolto altri problemi più urgenti. «Questo tempo e questi soldi – tuonano i consiglieri di opposizione - potevano essere investiti in maniera diversa. Il registro delle unioni civili si poteva affrontare ma solo dopo aver risolto le tante problematiche che vive il nostro comune». Il tema più scottante resta quello dell’apertura dell’amministrazione comunale all’adozione a persone dello stesso sesso. «Nessuno era contrario all’approvazione del registro delle unioni civili – tuona Mauro Gonnelli, capo dell’opposizione - Nessuno ha mai detto no al diritto alla casa, ai servizi pubblici, alla scuola, all’assistenza sanitaria per le coppie di fatto. Diciamo solo un secco no all’adozione di bambini in favore di coppie dello stesso sesso. Abbiamo solo chiesto a fronte di un voto favorevole di modificare il documento presentato da Sel ed esprimere un secco no all’adozione di bambini in favore di coppie dello stesso sesso. Se da una parte è giusto riconoscere i diritti di tutti, questi stessi diritti devono essere riconosciuti anche a un bambino al quale va garantita l’opportunità di crescere in modo sereno con un papà e una mamma».
Via libera al registro delle unioni civili
Il sindaco Montino: «È un atto di civiltà»