Quel pasticciaccio brutto della Bohème dimezzata a Caracalla tiene ancora banco. Il sindaco Marino in un comunicato sembra voler tranquillizzare: «Il piano industriale proposto dal sovrintendente e approvato dal Cda del Teatro è solido e affidabile e garantirà lo sviluppo futuro del Teatro dell’Opera con un nuovo equilibrio economico finanziario, più produttività senza licenziamenti e mobilità senza intaccare gli stipendi dei lavoratori». Il Cda è intanto convocato per martedì. Ma a ruota segue il comunicato sindacale che conferma gli scioperi per la replica di Bohème di sabato 26. Nel comunicato delle due sigle ribelli si chiede a chiare note un ripristino dei corretti rapporti con i sindacati e la riapertura di un tavolo di trattative, in cui siano presenti anche i soci fondatori del Teatro, ovvero il Comune di Roma, la Regione Lazio e il Mibac, per portare alla luce il piano industriale. Sembrerebbe dunque l’uovo di Colombo: portare al tavolo comune il piano industriale, sinora a conoscenza solo di alcuni dei sindacati (i due firmatari dell’accordo). Ma le accuse fatte a Fuortes sono abbastanza pesanti in quanto si afferma nel comunicato che avrebbe ottenuto il consenso dei due sindacati (Cisl e Uil) attraverso «favori personali, promozioni anche al di fuori della normativa contrattuale e senza le regolari selezioni». C’è poi il fatto che Cgil e fials chiedono di conoscere l’esito della indagine interna avviata già dal sovrintendente De Martino in merito ai bilanci del 2012perchè vi risultavano lievitazioni immotivate di circa 2 milioni di euro alla voce pulizia, facchinaggio, trasporti e spese artistiche. Nonostante la richiesta espressa per tre volte, dal settembre 2013, di prendere visione dei risultati dell’inchiesta, nessun esito alla indagine. E sconosciuto è pure il parere richiesto in merito alla Avvocatura dello Stato. Dunque c’è ancora molto fuoco che cova sotto la cenere e a non rasserenare le acque si aggiungono le evasive risposte date da Fuortes alla Commissione Trasparenza e controllo del Comune che avrebbe voluto vedere quelle carte, ma non ci è ancora riuscita. Sembra dunque che l’ottimismo del sindaco sia del tutto immotivato, anche se è speranza comune che un accordo venga trovato e al più presto per salvare il buon nome del Teatro ed il lavoro sin qui svolto. Molta strada è insomma ancora da compiere, ma senza una effettiva buona volontà da tutte le parti non si potrà addivenire ad una soluzione. In fondo si chiede solo chiarezza e di conoscere i dati delle linee di sviluppo del Teatro. Infatti aumentare la produzione con meno fondi e senza ridurre il personale appare solo una fola per bambini.
Sabato la Bohème replica con sciopero
Sindacati divisi sul progetto Fuortes: consenso di Cisl e Uil. Contrarietà di Cgil e Fials
