Roma Capitale

È ancora emergenza rifiuti. Sos alla Regione

Arrivato a Rocca Cencia il nuovo tritovagliatore preso in affitto ma non è sufficiente

Il nuovo tritovagliatore arrivato ieri a Rocca Cencia, presentato dal sindaco Marino come l’unica novità «strutturale» seppur temporanea del piano anti-emergenza, non basta più. La matematica diventa un’evidenza anche per l’assessore all’Ambiente Estella Marino, che dopo il caos rifiuti della settimana scorsa, non ancora rientrato, chiede aiuto alla Regione per dirottare le quantità eccedenti fuori Roma o Lazio: «Noi abbiamo bisogno di una "ridondanza" di almeno 1.000 tonnellate al giorno - ha detto la Marino intervistata dall’agenzia Dire - è un problema di numeri, Roma produce ogni giorno 4.500 tonnellate di rifiuti, circa 3.300 sono indifferenziati, quando si rompono gli impianti i quantitativi si accumulano e i rifiuti restano in strada: chiedere l’utilizzo di impianti fuori Roma o fuori regione va proprio nella direzione della transitorietà del momento, nelle fasi di picco o crisi, quando c’è una sovraproduzione di rifiuti per esempio sotto le feste, ci serve una valvola di sfogo». SOS ALLA REGIONE In passato, col commissario all’emergenza Sottile, questa «valvola di sfogo» era rappresentata dagli impianti della provincia, come Albano, Colfelice e Viterbo, che però da gennaio, scaduta l’ordinanza che autorizzava il trasporto dell’indifferenziato fuori dai confini comunali, non sono più utilizzabili. Sul piano pratico, stando ai numeri della Regione l’unico tmb (trattamento meccanico biologico, ndr) che potrebbe ospitare il surplus romano, circa 300 tonnellate al giorno, sarebbe quello di Aprilia di proprietà della Rida Ambiente. La Marino invoca quindi un nuovo «nullaosta» per poter varcare i confini comunali, anche se d’altro canto i paletti della Pisana sarebbero chiari: un eventuale trasporto di rifiuti indifferenziati fuori dal Lazio, che comporterebbe un accordo tra Regioni coinvolte, sarebbe l’ultima spiaggia, praticabile solo nel caso in cui - in base al principio di prossimità territoriale - non venissero messi a disposizione impianti più vicini. BARRICATE DELLE PROVINCE La notizia dell’imminente accordo tra Ama e Rida Ambiente, che dovrebbe concretizzarsi con la partenza dei primi camion di immondizia a settembre, pochi giorni fa aveva sollevato i primi malumori: con un «no categorico» si erano espressi il consigliere regionale del Pd Enrico Forte e il vicesegretario provinciale del partito Vincenzo Giovannini. Ora gli altri territori, anche se non direttamente coinvolti, mettono le mani avanti: «Colleferro non sarà la pattumiera di Roma - ha detto il sindaco di Colleferro Mario Cacciotti - il progetto per la realizzazione del tmb prevede una capacità massima in ingresso pari al 50% del conferimento attuale dei Comuni che smaltiscono nella discarica, che verrà chiusa». Discarica di servizio che invece, sostiene ora la Marino in disaccordo col presidente Ama Fortini che non la reputa essenziale, servirebbe a Roma: «Abbiamo attivato un dialogo con la Provincia - ha detto l’assessore - che aveva già completato uno studio sui siti e stiamo chiedendo di aiutarci anche su quelli fuori Roma». Sempre il solito studio dal quale, in più di due anni di ricerche, non è uscita alcuna soluzione praticabile. Proteste anche a Maccarese, il consigliere regionale Fi Adriano Palozzi ha presentato un’interrogazione «sul traffico insostenibile di tir: proprio a giugno la Provincia ha rinnovato l’autorizzazione ad Ama, siamo a 19 mesi di proroghe, che hanno provocato gravi disagi sulle popolazioni». ECODISTRETTI NELLE AREE INQUINATE Oggi, nel corso di un’audizione in Regione della Marino e di Fortini, si parlerà anche dei nuovi ecodistretti previsti dal piano industriale Ama. Due già localizzati a Rocca Cencia e Ponte Malnome, davanti a Malagrotta, per un terzo si ipotizza la già martoriata Valle del Sacco. Per quanto riguarda i primi due, costo stimato circa 200 milioni di euro che dovrebbero garantire le banche estere, i masterplan presentano le aree destinate al ricovero di materiali e alla riconversione dei rifiuti, ma soprattutto le linee di biodigestione per il trattamento della frazione umida, due piccoli cilindri nel caso di Ponte Malnome, che i residenti, oggi in Regione, giudicano inaccettabili. IL TRITOVAGLIATORE GIÀ NON BASTA PIÙ Ieri è arrivato nello stabilimento Ama di Rocca Cencia il nuovo tritovagliatore che, lavorando circa 200 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno, avrebbe dovuto contribuire a «risolvere l'emergenza in 10 giorni», disse il sindaco due settimane fa. La Marino, invece, interpellando la Regione corre già ai ripari.

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