Roma Capitale

Assolto il poliziotto che uccise Budroni

Per la Corte l’agente Michele Paone usò la pistola in maniera legittima: non è reato

Michele Paone, l'agente che al termine di un inseguimento sul grande raccordo anulare di Roma sparò a Bernardino Budroni uccidendolo, è stato assolto: secondo la corte della settima sezione penale del tribunale di piazzale Clodio il fatto non costituisce reato. Praticamente, secondo i giudici, il poliziotto che esplose due colpi all’indirizzo della vittima non commise un omicidio colposo aggravato ma usò l’arma in maniera legittima. La vicenda inizia il 30 luglio del 2011, quando Bernardino Budroni, quarantenne di Fonte nuova, ha una discussione accesa con la sua ex. Non è la prima volta. La ragazza chiama le forze dell’ordine, l’uomo si allontana e una pattuglia staziona sotto casa della donna per oltre un’ora. La situazione appare tranquilla ma all’alba Bernardino Budroni torna nell’appartamento dell’ex compagna, in via Quintilio Varo, zona Tuscolana. I due litigano, arriva la polizia e inizia un’inseguimento sull’anello viario della Capitale.Una scena da telefilm americano, dove due volanti della polizia e una gazzella dei carabinieri sfrecciano sul raccordo anulare per oltre trenta minuti, nel tentativo di fermare la Ford Focus su cui viaggia il fuggitivo. Sul lato passeggero della volante numero 10 c’è Michele Paone, all’epoca ha ventinove anni e in servizio non ha mai sparato un colpo d’arma da fuoco. L’uomo, secondo la procura, «quando ormai la vettura del Budroni era costretta a fermarsi e ad accostare sul margine destro della strada, esplodeva da distanza ravvicinata due colpi di pistola in direzione della gomma posteriore sinistra della Ford Focus, con l’intenzione di impedire nuovi tentativi di fuga e di speronamento, mirando alto e colpendo con uno dei due colpi Bernardino Budroni». Infatti la macchina della vittima, secondo i periti, è praticamente ferma, lo dimostrerebbe la posizione del freno a mano, correttamente inserito. Il primo colpo si conficca nel parafango del veicolo. Il ragazzo, impaurito, si abbassa ma il secondo proiettile, afferma il legale di parte civile Fabio Anselmo, «entra nella portiera, esce dalla portiera, entra nel corpo di Budroni, esce dal corpo di Budroni e si conficca nella portiera opposta». La pallottola colpisce infatti la schiena della vittima, trapassa il fegato, perfora un polmone e ferisce il cuore. È inutile l’intervento dell’autoambulanza e la corsa dei sanitari verso l’ospedale Pertini. I medici possono solo constatare il decesso dell’uomo. La procura di Roma apre un fascicolo, l’agente viene rinviato a giudizio. «Appena ci siamo fermati, direi quasi contestualmente all’arresto dei veicoli, ho sentito due colpi di pistola - avevariferito agli inquirenti il militare dell’arma dei carabinieri, Emiliano Dei Giudici - uditi i colpi aprivo lo sportello, scendendo repentinamente vedevo Budroni che era immobile e mi parve alzare le mani in segno di resa. Non era armato. Subito dopo si è accovacciato». La battaglia processuale che vede l’agente Michele Paone accusato di omicidio colposo si combatte anche sull’intervallo di tempo, sui millesimi di secondo trascorsi tra il primo e il secondo sparo. «Si è parlato di colpi in rapida successione che hanno causato una morte praticamente immediata - continua il legale che assiste i parenti del defunto - Non è così». L’avvocato accende un registratore in aula, il giudice sente la registrazione della conversazione radio, la madre della vittima ascolta in aula gli ultimi istanti della vita di suo figlio. Il secondo colpo in «rapida successione» non è presente in quella riproduzione. «Non mi fu ordinato...temevo che fosse armato di coltello - aveva testimoniato a piazzale Clodio l’imputato -Ecco perché nel momento in cui ci siamo affiancati al passeggero ho estratto la pistola. Il bersaglio deve essersi improvvisamente spostato cosicché i colpi non hanno colpito la ruota», aveva concluso l’agente. Ieri il giudice monocratico ha ritenuto che nessun reato è stato commesso. Durante il processo però due condanne ci sono state, nei confronti di Bernardino Budroni, in un procedimento separato, quando il ragazzo era già deceduto. Nel luglio del 2013 infatti l’uomo, accusato di aver rubato la borsa alla sua ex compagna e di aver detenuto unacarabina a piombini e una balestra, è stato condannato a due anni e un mese di reclusione. La sentenza, ripresa dal Tribunale di Tivoli, aveva portato anche alla condanna al pagamento di una pena pecuniaria.

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