Roma Capitale

Il calvario di Mimmo amputato a una gamba

Un dolore al ginocchio che sarebbe potuto essere confuso per una banale distorsione, presa giocando a calcetto. Un fastidio diventato – per colpa di quello che sembrerebbe un errore medico – l’incubo...

Un dolore al ginocchio che sarebbe potuto essere confuso per una banale distorsione, presa giocando a calcetto. Un fastidio diventato – per colpa di quello che sembrerebbe un errore medico – l’incubo e la condanna a morte di un ragazzo di appena 21 anni. È la storia di Domenico Natale, un giovane di Caserta che oggi, con una gamba amputata e un tumore in metastasi, sta portando avanti un processo contro i medici, la clinica Nuova Itor e la Asl Roma B presunti responsabili di una diagnosi sballata, di una massa maligna confusa per un edema e «spallinata» dopo un’operazione per rimuovere un gonfiore successivo, secondo uno dei due dottori chiamati in giudizio, ad una frattura. A raccontarla è Giuseppe Natale, il papà di Mimmo. «Io devo correre più veloce del tumore di mio figlio – esordisce - È la malafede messa nell’aver operato, senza aver interpretato le radiografie e le analisi, nell'aver capito che si trattava di un tumore, continuando ad omettere la realtà dei fatti, che va punita». «A fine marzo del 2013 ho iniziato ad accusare saltuari dolori al ginocchio – si legge nella denuncia presentata ai carabinieri per la Tutela della Salute di Roma da Domenico Natale - Verso la fine di aprile sono andato a fare degli esami». Da lì l’incubo. «Conoscendo i problemi della sanità campana – spiega Giuseppe Natale – ho portato mio figlio a Roma per farlo visitare dall’ortopedico che ho citato in giudizio: un medico della clinica Nuova Itor, che ha liquidato Mimmo con una diagnosi di frattura composta del piatto tibiale con edema, da curare con un tutore, 40 giorni di riposo ed un antinfiammatorio. Il 25 maggio, però, le cose peggiorano. Lo riporto, così, nella casa di cura Nuova Itor – continua il signor Natale – dove, dopo avergli prelevato del liquido, l’ortopedico decide di operarlo. È dal taglio a quello che era un tumore che si procura la metastasi: ad oggi mio figlio ha 60 noduli ai polmoni, né l’ortopedico né il radiologo che gli ha fatto gli esami si sono accorti di nulla. Solo quando l’ho portato d’urgenza al policlinico Umberto I, hanno capito di cosa si trattava. Necessaria l’amputazione della gamba per curare l’osteosarcoma di alto grado, scambiato per una frattura, oggi ha metastasi ai polmoni e fa avanti e indietro per le chemio. Chiedo giustizia. Pretendo che chi ha sbagliato paghi. Una più attenta diagnosi avrebbe salvato mio figlio, invece siamo su una strada senza ritorno. Il 18 novembre ci sarà la prossima udienza: i due medici, la Nuova Itor e la Asl Roma B sono stati chiamati a costituirsi in giudizio e si confronteranno i medici delle rispettive parti». «Come difensore del radiologo – ribatte il suo avvocato, Anna Rodinò Toscano – ritengo possibile affrontare il dibattimento. E non ritengo ci siano profili di responsabilità del mio cliente».

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